ANCORA POCHE ORE E LA FIERA DELLE ILLUSIONI SARA’ UN RICORDO


Mancano ormai poche ore alla conclusione d’una campagna elettorale che lascia dietro di sè il retrogusto d’una alluvione di parole, promesse, illusioni a buon prezzo, tensioni, bugie grossolane spacciate per limpide verità, un senso di sporcizia che pervade città e paesi, mentre dai muri ci sorridono facce note e meno note, anzi per lo più si tratta dei soliti noti che da decenni imperversano e che, a quanto pare, non hanno intenzione alcuna di mollare.
La lotta, senza esclusione di colpi, ivi comprese gravi calunnie, pericolose allusioni, sfide tipo ok corral, ha visto di fronte due personaggi in particolare, perchè il buon Callipo in questo turbinio di colpi proibiti è rimasto fuori. Il settantenne Agazio Loiero, politico di professione, di buona cultura, abile affabulatore, con ancora addosso il cappotto democristiano, il poco più che quarantenne, ma politicamente molto anziano, Giuseppe Scopelliti, detto Peppe, cultura da studente di ragioneria, qualche problema con la geografia, circondato da un esercito di giovani di varia estrazione e da professionisti della borghesia cittadina da lui valorizzati e “incaricati” durante questi lunghi anni di governo della città.
Certamente Reggio ha smesso da tempo d’essere la Beirut italiana, come venne definita dal buon onorevole Cabras durante una delle tante “discese” della commissione parlamentare antimafia. Ma non è tutto merito di Scopelliti, presente a tempo pieno sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali amici e secondo solo al suo amico Gasparri dallo sguardo bovino.
Presentare Scopelliti come la novità della politica calabrese è, a voler essere buoni, una boutade, come se il ragazzone del rione Tremulini fosse un neofita, una ventata d’aria pura, anzichè il soffio mefitico che viene fuori dai palazzi del potere che lui ben conosce.
Non voglio essere pessimista ad ogni costo, ma tanti anni di “mestiere” esercitato in questa città qualcosa mi hanno insegnato, troppe primavere sono passate e questa che ormai avanza non credo che porterà, una volta chiuse le urne, rimossi gli orribili manifesti che insozzano dappertutto, qualcosa di nuovo, di positivo. I reggini, lo sappiamo bene, ancora una volta saranno capaci di sopportare le delusioni, i galoppini, sempre gli stessi, con partiti diversi, avranno portato a casa un pò di soldi, qualche posticino di lavoro, poi tutto tornerà come prima, aspettando le prossime politiche.
Il ritornello è stato uguale, terribilmente noioso: lavoro, sicurezza, ambiente, giovani, e, immancabile, il riferimento a quel turismo sempre sognato come la panacea di tutti i mali.
Già lunedi sera le prime sentenze saranno emesse, il popolo avrà scelto e la Calabria sarà consegnata nelle rapaci mani di chi, per cinque anni (ma c’è chi spera anche più) dovrà governare. Che il buon Dio ci aiuti.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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