DIGA SUL MENTA, L’ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I REGGINI


Che miracoli fanno le elezioni. Il presidente uscente (e forse, purtroppo, rientrante) della Regione Calabria, l’ineffabile Agazio Loiero, ha “inaugurato” (le virgolette sono d’obbligo) un serbatoio che raccoglie l’acqua della Diga sul torrente Menta, in Aspromonte, e la porta in città.
La storia di questa diga parte più di trent’anni fa ed ha formato oggetto del programma di sette-otto giunte regionali, oltre che dei sindaci che si sono avvicendati a palazzo San Giorgio. Dal completamento di questa struttura sarebbe arrivata (questo è stato detto in tutte le salse in questi anni)la fine di una carenza idrica che ha fatto della città di Reggio Calabria una delle più “assetate” d’Italia.
Loiero, che sta setacciando la regione alla ricerca disperata del recupero sul duo Scopelliti-Callipo,ha fatto una invasione nel campo del nemico numero uno ed ha annunciato urbi et orbi, che Reggio avrà, da oggi in poi, anzi da ieri, tutta l’acqua che vuole, dimenticando che i lavori della diga sul Menta sono lontani dalla conclusione, che ci vogliono, soldi permettendo, almeno tre-quattro anni, ma chi volete che vada a controllare, l’importante è che i giornalisti amici e i soliti personaggi che animano le segreterie elettorali del possibile vincente facciano festa assieme all’Agazio de noantri, come direbbero a Roma.
In questa campagna elettorale all’ultimo sangue, mentre giunge da lontano un sinistro tintinnio di manette, ci mancava quest’altra grossa boutade degna del peggiore Berlusconi, insomma l’ennesima illusione per quegli allocchi degli elettori reggini.
Intanto, mi giunge notizia che una pioggia di euro sta per arrivare, sempre attraverso l’Agazio nazionale, a quei comuni che hanno avuto danni alluvionali: c’è stata gente invitata in tutta fretta a presentare la classica “domandina”, con la quale chiedere di entrare nel gran calderone delle provvidenze per chi da Giove Pluvio ha avuto danni alla casa o all’azienda. Denaro che, parliamoci chiaro, andrà anche a chi dalle calamità naturali è stato duramente colpito, ma che finirà anche in altre tasche. Miracoli della campagna elettorale.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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