
Ci sono persone che, nella tua vita, avresti voluto conoscere, ma non ti è stato possibile farlo, e dentro ti resta un grande rammarico quando queste non ci sono più.
E’ il caso di un “amico” radiofonico, la cui voce mi ha fatto compagnia in questi ultimi anni di soggiorno romano: Gianni Elsner, che è scomparso portato via da un brutto male solo qualche mese fa, da più di trent’anni, era il leader di Radio Luna prima, di Radiosei, l’emittente biancazzurra cara ai tifosi laziali, poi.
La sua trasmissione “Te lo faccio vedere chi sono io” era seguitissima, anche nella replica notturna, a fargli da spalla, quasi sempre, un suo giovane e bravo collaboratore, quel Federico Ghilardi che, assieme agli altri “ragazzi” allevati da Elsner, sta continuando l’opera del maestro, soprattutto nella promozione della Fondazione che di Gianni Elsner porta il nome.
Nelle sue molteplici attività, Gianni s’era distinto nella cura dei bimbi abbandonati del Paraguay, ma anche in altre opere di carattere sociale. Già parlamentare radicale, aveva rotto subito con la “banda Pannella” rifiutandosi di versare al partito lo stipendio di deputato, preferendo dirottarlo su una casa di riposo per artisti, lui che da attore aveva tentato la fortuna, negli anni Sessanta, trasferendosi dalla natia Merano nella Capitale. Fine dicitore, amava tuttora organizzare spettacoli, ma il suo cuore era riservato alla Lazio: amatissimo dai tifosi, rispettato dai presidenti, compreso lo scorbutico Lotito, che spesso si recava a Radiosei, anche già minato dalla malattia aveva guidato un gruppo di tifosi in Cina per seguire la squadra che gli avrebbe poi regalato l’ultima gioia, la conquista della Coppa Italia.
Mi sono più volte ripromesso di fare un salto alla radio e presentarmi a lui, mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere, ma la sua voce, adesso, la posso sentire solo quando Federico, Francesco e Simone, rimandano in onda pezzi di vecchie trasmissioni. E la commozione è grande, a centinaia chiamano e mandano mail, Gianni vive ancora, è un miracolo che si ripete ogni giorno.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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