IL CASO GENCHI, E’ QUESTA LA "VERA" BOMBA DI REGGIO

La scena si svolge in una libreria del centro città: un uomo entra, quasi sussurra all’orecchio del commesso qualcosa, poi, dopo che questi gli ha consegnato due volumi, esce con passo veloce, fuori ha parcheggiato un’auto blindata, di quelle in uso ai magistrati.

“E’ l’autista di…… ci confida il commesso, facendoci un chiaro segnale, meglio tenere la bocca chiusa.

Il libro che ha appena ritirato, in doppia copia, è edito da Aliberti ed ha la prefazione scritta da MarcoTravaglio, il titolo è “Il caso Genchi”, storia di un uomo in balia dello Stato. L’autore è un giovane collega, Edoardo Montolli, che per mesi, ha potuto scavare nel famoso archivio del poliziotto palermitano, ma soprattutto nella portentosa memoria di quest’ultimo che, da anni, lavorando per le Procure di tutta Italia, ha contribuito a svelare tanti misteri, far scoprire delitti, ricostruire la rete di contatti tra personaggi di ogni tipo solo incrociando i dati dei cosiddetti tabulati telefonici.
Genchi, infatti, come molti non sanno, anche perchè sono stati disinformati, non era l’uomo che “intercettava” migliaia di persone, questo compito era affidato ad altri, lui stabiliva, con l’uso della tecnologia più avanzata, quante volte un dato personaggio chiamava o veniva chiamato, sia tramite cellulare che su utenza fissa, ed anche quanti sms riceveva o spediva.
A Reggio il libro è nuovamente introvabile, e un motivo c’è. I nostri concittadini, e non soltanto gli addetti ai lavori, nella politica, nel giornalismo, nella magistratura, ci trovano riferimenti a fatti e personaggi che a loro risultano noti, da tempo. Quando Berlusconi, in una dichiarazione di qualche mese fa, mentre Genchi veniva convocato dal Copasir presieduto dall’ineffabile Francesco Rutelli, che ora dovrebbe cedere la poltrona a Massimo D’Alema, disse che stava per venir fuori lo scandalo più grosso di questi ultimi vent’anni, non esagerava, ma anche a lui avevano fatto credere che Genchi fosse il depositario di intercettazioni che interessavano ben trecento cinquanta mila persone.
Purtroppo, l’aver fatto il suo dovere, rispondendo a precise indicazioni dei magistrati che lo nominavano perito, al vice questore-sindacalista della polizia di Stato, è costato assai caro, ma nello stesso tempo chi voleva distruggerlo ha fatto di lui un personaggio di livello nazionale. Richiesto da ogni parte d’Italia la sua agenda è piena fino a Marzo, ognuno vuol sentire la sua storia dal vivo, vuol leggere questo volumone di quasi mille pagine che è la storia della seconda repubblica anch’essa, riteniamo, ormai sul viale del tramonto.
Per quanto mi riguarda, non sono stato sorpreso dall’apprendere dei fittissimi (migliaia di contatti) rapporti telefonici tra alcuni magistrati e qualche giornalista, per me è una storia vecchia, anch’io, nel mio piccolo, ho fatto il cronista investigatore, quando mi sono dovuto difendere proprio da questi paladini dell’antimafia da salotto, ristorante (di lusso) e anche da camera da letto.
Incrociando i tabulati, Genchi s’è trovato di fronte, lui sì, ad uno scandalo che, prima o poi, qualcuno dovrà decidersi a tirare fuori dal fango e portare alla luce. Adesso i reggini, i cittadini comuni sanno, i librai continuano a chiedere altre copie alla casa editrice che ha già ristampato, il consiglio che mi sento di dare è di leggere con attenzione questo straordinario documento. L’immagine di qualcuno ne risulterà “corretta” e, forse, tante cose saranno più chiare.
Post scriptum
Ho appena finito di leggerlo e ora capisco perchè tanti potenti hanno paura del contenuto dell’archivio Genchi. Ve lo assicuro: dopo averlo letto, niente vi sembrerà più come prima.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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