TUTTI ALLA FIACCOLATA ANTIMAFIA, MA TIRA UNA BRUTTA ARIA

Lo scirocco soffia impietoso sulla città, tira una brutta aria. Ora che la grande sfilata è finita, i ministri e il corteo di personaggi che li ha accompagnati in quella che qualcuno ha definito “storica” missione reggina, sulle pagine dei giornali continua la serie delle dichiarazioni a getto continuo, l’occasione è troppo ghiotta per non farsi un pò di pubblicità gratuita con le elezioni alle porte.
Nei pressi del luogo dove è scoppiata la bomba, immediatamente classificata come mafiosa, ordinata dai capi cosca appositamente riuniti, giacciono sull’asfalto i resti della fiaccolata notturna che ha visto tutti compunti, con la faccia di circostanza, insomma, politici, sindacalisti, rappresentanti della cosiddetta società civile, ma anche professionisti dell’antimafia da salotto, da ristorante, ed anche da camera da letto, in qualche caso.
E poi, anche qualche politico che con la mafia in qualche modo deve averci avuto a che fare, se gli hanno ammazzato un congiunto, c’è chi si dà di gomito quando lo vede sfilare, certo ci sono anche quelli che ci credono, un manipolo di giovani verso i quali va tutta la mia stima, come padre, come professionista, come cittadino, ormai… saltuario di questa bella e sfortunata città.
Di summit “storici” ne abbiamo visti tanti, in passato, nel palazzo della Prefettura se ne sono svolti a decine, quando l’emergenza criminalità cresceva: le solite promesse, l’arrivo in missione di qualche decina di militari, un paio di magistrati “comandati” con promesse di vantaggi per la carriera.
Poi, appena le acque si calmavano, i sequestrati venivano liberati (magari con l’intervento…finanziario dello Stato) gli omicidi diminuivano, tutto tornava come prima. E così sarà anche stavolta, al di là degli impegni solenni e delle parole di fuoco, mentre i paladini dell’antimafia possono sbizzarrirsi.
Ci sono certi rappresentanti della giustizia che non sembra aspettino altro, per sbucare dai loro nascondigli e rilasciare interviste, scrivere editoriali, sempre loro, sempre gli stessi, mentre i colleghi che fanno le indagini, in silenzio, senza esporsi sorridenti ai riflettori, lavorano e basta.
In città non si trova una copia del libro di Gioacchino Genchi, il consulente informatico di tante Procure, il custode di scottanti segreti: c’è qualche pagina dedicata a personaggi noti ai reggini. Tranne che un coraggioso blogger, nessuno ne ha fatto cenno, eppure si tratta di cose di una certa gravità, certamente tutte da dimostrare, per carità, siamo garantisti e assolutamente convinti che si tratti di cose non vere, diremmo calunniose.
Sconsigliamo la lettura, se si vogliono evitare conati di vomito, di qualche editoriale ovviamente antimafia: tutto da apprezzare, anche se mi pare di ricordare che l’illustre opinionista, qualche tempo fa, abbia illustrato la “figura” di un boss ricordando al popolo quanto fosse gentile, salutava e offriva il caffè a tutti.
Alla prossima fiaccolata.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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