FAUSTO COPPI, IL SUO RICORDO OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO

Il dolore non ha spazio nè tempo, i ricordi, ma non tutti, ingialliscono col trascorrere degli anni e tanti, cinquanta, ne sono passati dalla morte, repentina e ingiusta, del campionissimo, l’uomo che ha diviso generazioni di sportivi, o stavi con Fausto o con Ginettaccio, il toscano linguacciuto e a volte arrogante.

Coppi è stato vittima di quello che, al giorno d’oggi, avremmo definito un caso della cosiddetta malasanità, ucciso da un errore di valutazione d’un medico, eppure sarebbe bastato inghiottire un paio di pastiglie di chinino che, all’epoca, e io lo ricordo benissimo, lo vendevano anche i tabaccai.
Quella mattina la notizia, come tanti italiani, l’appresi alla radio, che tenevo accesa anche quando studiavo, le scuole erano ancora chiuse per le vacanze natalizie, con gli amici s’era fatto tardi giocando a sette e mezzo. Nel pomeriggio, sull’arido campo della Pro Pellaro, sempre battuto dal vento, a due passi dal mare, ci attendeva la partita di calcio.
Per comperare i giornali bisognava andare a Reggio e il giorno dopo ci andammo, in bicicletta, a Sbarre la prima edicola, la terribile foto di Fausto, col vestito gessato e i capelli perfettamente pettinati, composto nella bara, accanto a lui la “dama bianca”. Il nome, come sovente accade, glielo avevano affibbiato i giornalisti che seguivano le corse e sapevano ma, per tanto tempo, avevano taciuto la notizia di questo amore clandestino per il quale il nostro campione avrebbe pagato un prezzo altissimo.
Nell’Italia bigotta di quegli anni, furono in tanti a condannare la scelta d’amore di Fausto Coppi, la gente si sentiva come tradita, certe cose si facevano, ma di nascosto, il dramma di tante famiglie restava tra le mura domestiche, bisognava salvare le apparenze, ad ogni costo.
Tornai a casa, assieme a un paio di ragazzi della mia età, pedalando in silenzio, nell’aria ci sembrò di sentire come un fruscio d’ali sbattute, era l’airone che saliva lassù, sempre più su verso il traguardo più bello.
Tanto tempo è passato, ora ci si divide per altre ragioni, mentre dagli schermi ricompare la figura del più grande campione di tutti i tempi, lo stile è sgraziato, sul volto una smorfia, e la bicicletta sembra voler prendere da un momento all’altro il volo.
Fausto vive ancora nel cuore di tanti.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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