I BRONZI SLOGGIATI DAL MUSEO IN "CURA" NEL PALAZZO DEGLI INQUISITI

C’è un viavai di gente, a palazzo Campanella, dove sono stati “ricoverati” i Bronzi di Riace per il restauro conservativo: i due giganti distesi sulle barelle, attorno è un continuo affaccendarsi di tecnici, c’è chi scatta foto, chi prende appunti, chi usa il computer.
Mi mescolo alla piccola folla di curiosi e osservo, il cronista d’una vita il vizio non lo perde mai. Guardo i Bronzi schiodati dai loro piedistalli e mi pare di cogliere nei loro sguardi immobili qualcosa d’umano, quasi volessero dire qualcosa, esprimere i loro pensieri, dopo tutto al centro della scena sono loro.
Mi pare di vederli piuttosto scocciati, questa trasferta forzata nel palazzo della politica, che ospita, ancora per qualche mese, il consiglio regionale unanimemente definito il più inquisito d’Italia, non deve averli divertiti.
Certo, ne hanno approfittato un pò tutti per fare passerella, il giorno in cui, con una scenografia degna d’un colossal cinematografico, è avvenuto il trasloco dal Museo per il momento chiuso anche lui per restauro, all’edificio tutto angoli e cubi che ospita il parlamentino calabrese.
Il presidente Bova, mi raccontano, non ha mai smesso di sorridere, quasi a voler fare concorrenza alla ormai nota assessoressa ai piccoli e grandi eventi; è diventato serio quando nel palazzo ha fatto irruzione il sindaco Scopelliti che, per la mole e l’imponenza qualcuno non ha esitato a definire il terzo Bronzo, quello che forse ancora dorme nei fondali dello Jonio.
I due potrebbero essere rivali nella corsa alla presidenza della giunta regionale che Loiero è ben lontano dal voler abbandonare, guai a sottovalutare l’ex parlamentare di non ricordo più quali partiti, che le sue carte se le giocherà, col suo sguardo sornione.
Non solo li hanno costretti ad abbandonare la loro comoda casa di piazza De Nava, non solo li lasceranno chissà quanto tempo distesi mentre tante mani frugheranno sul loro corpo, in aggiunta i malcapitati Bronzi devono anche sorbirsi le chiacchiere dei politici tutti sorrisi in pubblico, pugnalate alla schiena in privato.
Comunque, faccio anche a loro gli auguri di buon anno: quando la “cura” sarà completata potranno tornare, ma non si sa quando, nella loro sede naturale, a meno che qualcuno, se lo scenario politico sarà nel frattempo cambiato, non penserà di mandarli altrove.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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