IL NATALE DEI CALABRESI NON E’ QUELLO CHE CI FA VEDERE LA RAI

Il Natale dei calabresi, nelle sue varie rappresentazioni, non è certamente quello che il tg Rai ci ha presentato in questi giorni, fatto solo di feste, mangiate pantagrueliche, servizi allo zucchero filato, solo sorrisi e tante, tantissime, favole cui la gente ormai non crede più.
I colleghi della sede Rai della nostra regione, alcuni dei quali stimiamo dal punto di vista professionale ed ai quali, tra l’altro, ci lega un rapporto d’antica amicizia, hanno trovato, e ci spiace sottolinearlo, il sistema in questi giorni di festa, ma non per tutti, di eludere la realtà, che è drammatica, per proporci solo l’aspetto eno gastronomico e la sagra dei mille presepi, viventi o no.
Nel momento in cui la crisi fa sentire ancor più i suoi morsi, non è possibile proporre servizi che, sia ben chiaro, servono solo a nascondere sotto il tappeto la polvere di un degrado che si fa ogni giorno più preoccupante. E adesso incombe la campagna elettorale per le regionali con due personaggi, o forse tre, che si daranno battaglia per conquistare la poltrona più ambita a suon di promesse che puntualmente non verranno mantenute.
Certo, ai calabresi, se toccherà scegliere tra Loiero e Scopelliti, sarà un bel problema, sapendo in partenza che dalla padella finiranno direttamente nella brace. Il sindaco più amato dai reggini, come viene definito dai suoi corifei in servizio permanente effettivo, pur rilasciando dichiarazioni a getto continuo, quale che sia l’argomento, e tenendo in pratica una conferenza stampa al giorno, festivi inclusi, ha dimenticato che Reggio è precipitata agli ultimi posti della classifica delle città dove si vive peggio.
Ancora una volta, troveremo nelle liste cariatidi della prima e seconda repubblica, riciclati, assolti o prescritti, gente che dire chiacchierata è far loro un complimento. Poi ci sono le famiglie della mafia, che qualche indicazione, visti alcuni cambi di casacca che si sono registrati in questi giorni, l’hanno già data. E ci saranno, anche stavolta, i loro uomini ad entrare direttamente nell’istituzione principale della Calabria che resta la regione del Paese più militarizzata, più spiata, più sottoposta a pressione da parte degli organi inquirenti. Nei giorni della festa, un invito ai calabresi, ai reggini in particolare: riflettete bene, prima di scegliere, perchè poi non ci sarà più tempo per pentirsi.
Intanto, auguri a tutti quelli che amabilmente in quest’anno hanno seguito il mio blog ed anche a quelli, veramente pochi per fortuna, che non gradiscono, anche se sanno di rappresentare la parte peggiore della nostra società. Sono loro che talvolta ti fanno vergognare di essere calabrese, quando vivi altrove.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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