MISS ITALIA TORNA A PARLARE CALABRESE, EVVIVA!

L’elezione di Maria Perrusi, splendida diciottenne dall’aspetto nordico, che ha sbaragliato il campo delle concorrenti al titolo di miss Italia, arriva in un momento in cui sulla Calabria sono accesi i riflettori della cronaca, per svariati motivi.
In primo luogo, la politica, sempre più confusa e litigiosa, mentre gli aspiranti alla successione di Agazio Loiero affilano le armi, poi la criminalità dilagante, nonostante, di tanto in tanto, le forze dell’ordine riescano a togliere dalla circolazione pericolosi capibastone latitanti. Ci mancava, adesso, che il procuratore di Paola, Bruno Giordano, un magistrato che conosciamo bene, si mettesse in testa di fare luce su uno dei tanti misteri italiani, quello dello smaltimento illegale e criminale di rifiuti dannosi per l’uomo. Giordano sta arrivando dove suoi colleghi, certamente più noti di lui e adusi ad apparire sui giornali ad ogni piè sospinto, non sono riusciti o non sono voluti arrivare.
Ma lasciamo da parte queste cose tristi e godiamoci il momento di gioia. Dopo Raffaella De Carolis, Graziella Chiappalone, Claudia Trieste, ecco la giovanissima di Fiumefreddo Bruzio indossare fascia e corona della più bella d’Italia.
Maria rappresenta il meglio della Calabria dei giovani di quarta generazione, i cosiddetti figli del benessere, cresciuti con gli omogeneizzati, i suoi occhi e il suo sorriso hanno stregato la giuria d’un concorso che, pur perdendo colpi negli ultimi anni, conserva ancora quasi intatto il suo fascino.
Questa ragazzona bionda ci riscatta difronte al Paese che guarda al Sud, alla nostra regione in particolare, come ad un fastidioso fardello che altri devono sopportare, una terra di politici lamentosi e incapaci, incollati alle poltrone dopo essere passati da un partito all’altro, da un governo all’altro, scavalcando agilmente prima e seconda repubblica.
Sulle prime pagine dei giornali, accanto alle navi dei veleni, ai boss ammanettati, alle continue “imprese” del racket, l’immagine solare di chi ha raccolto il testimone da un’altra sudista, la siciliana Miriam Leone. Auguriamo a Maria Perussi i migliori successi, davanti a lei la strada è lunga e insidiosa, ma siamo certi che un posto nell’Olimpo dello spettacolo saprà guadagnarselo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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