GIORNALISTA, UNA PROFESSIONE NON PIU’ AMBITA, TRANNE CHE IN CALABRIA

L’inchiesta è pubblicata dal giornale che, nonostante tutto, resta quello più autorevole in Italia, il Corriere della Sera che, da un pò di tempo, sta cercando di scandagliare nella cosiddetta società civile alla ricerca delle nuove tendenze della popolazione.
Un sondaggio realizzato su un campione di 2500 persone ha certificato che le professioni più ambite sono quelle di avvocato e d’imprenditore, solo al terzo posto l’indice statistico colloca gli aspiranti medici.
La sorpresa viene da una delle professioni che, come abbiamo finora creduto, raccoglieva i consensi dei giovani: fare il giornalista. Ma sembra non sia più così, gli aspiranti inviati speciali, un mestiere di grande fascino, sono al quartultimo posto della graduatoria, preceduti da chi vuol fare l’agricoltore e seguiti da aspiranti sportivi, show girl e blogger, coloro che si cimentano, come faccio molto modestamente io, sul web.
Gli interpellati dal sondaggio, di età variabile, al mestiere di giornalista preferiscono quelli di architetto, attore, artigiano, dirigente d’azienda, banchiere, insegnante.
Al primo posto delle preferenze, come già evidenziato, quelli che aspirano a diventare avvocati o imprenditori, libere professioni che danno anche qualche soddisfazione, se uno ci riesce.
I sondaggisti di questa ricerca devono aver interpellato solo pochi calabresi, altrimenti avrebbero scoperto che fare il giornalista è praticamente l’unica professione riservata ovviamente a figli di giornalisti di…peso, magistrati, politici, amministratori pubblici in grado di erogare ai giornali contributi e pubblicità istituzionale. Che alcuni di loro, fatte salve le eccezioni, siano assolutamente inadatti a fare questo mestiere, e non solo questo, poco importa, spesso i padri giornalisti non se ne accorgono e sono disposti a scrivere loro al posto dei figli, pur di tenerli a galla.
I casi, in Calabria, sono numerosi, tutti li conoscono, ma scatta una sorta di omertà di categoria quando qualcuno ne parla mentre tanti altri aspiranti giornalisti osservano, a chi fa notare che non è una professione qualunqe, che se lo fa “quello” o “quell’altro” perchè non dovremmo riuscirci noi?.
A voler ricostruire le storie di tanti giornalisti in contumacia, come vengono definiti, in quanto non sanno neppure loro perchè fanno quel lavoro, non basterebbero centinaia di pagine e verrebbero fuori storie incredibili, anche penose, ma è meglio lasciar perdere. Non nascondo che mi avrebbe fatto piacere se uno dei miei figli avesse seguito la mia strada, ma loro hanno scelto di fare, guarda caso, i lavori più ambiti, come il sondaggio del Corriere ha confermato, uno l’imprenditore, l’altro l’avvocato. Una scelta che li ha portati lontano da casa, ma che ha premiato il coraggio di chi vuole farsi strada con le proprie forze, senza spinte di alcun genere. Altrimenti, avrebbero rischiato di far parte di un folto gruppo di frustrati cui qualcuno ha “regalato” il titolo ad esercitare una professione per la quale non sono tagliati.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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