ANCHE A ME, COME A MOURINHO, PIACE IL RUMORE DEI NEMICI

La vita è bella perchè è ricca di sorprese, facendo il mio mestiere, poi, ogni giorno è diverso, conosci oggi quello che la gente leggerà domani, e forse crederà a quello che tu scrivi, insomma, ti fai un tuo pubblico.
Ci sono quelli che ti apprezzano, ti stimano per il tuo lavoro, che è anche (o almeno dovrebbe essere) d’impegno sociale, il giornale come servizio pubblico, il cronista come cane da guardia della democrazia, tutte belle parole, la realtà è completamente diversa.
Ma ci sono anche i nemici, e te ne fai parecchi, se vuoi mantenerti indipendente, se vuoi correre, come si suol dire, senza alcuna casacca, se ti tieni distante dalle tentazioni d’ogni genere, quello del giornalista è il mestiere più a rischio corruzione che esista.
Anche a me, però, e non ci voleva certo Mourinho per ricordarmelo, è sempre piaciuto il rumore dei nemici, mi hanno dato la spinta a continuare, gli stimoli per non cedere al senso d’impotenza, alla depressione professionale, al tanto chi me lo fa fare, meglio tirare a campare.
Il rischio maggiore è quello di non fare carriera, se non sei legato al carro giusto, quello delle amicizie politiche importanti, della potenza delle lobby, in primis quella massonica, se non sei legato da “affettuosa amicizia” a qualche big dell’editoria. A me, comunque, almeno per ora, continuano a piacere le donne, con tutto il rispetto per l’adorata moglie, che mi sopporta da quasi quarant’anni.
I nemici arrivano dal tuo ambiente, li trovi tra i colleghi invidiosi, quelli che sanno di non poter mai scrivere come sai scrivere tu, che non potranno mai avere la cultura che tu hai, perchè non hanno studiato, non hanno letto i classici, la loro strada professionale è costruita sulle menzogne in danno dei colleghi, sulle maldicenze, sullo spionaggio a favore del padrone, che non li stima, ma li utilizza. Ne ho incontrati tanti, di questi personaggi, sulla mia strada, ma ne ho sempre sentito l’odore, prima del rumore, e hanno scatenato in me la voglia di combattere. Ci hanno provato in tutti i modi, anche a togliermi il pane, per fortuna non ci sono riusciti e ancora mi godo la mia libertà di scrivere e pensare quanto di peggio su questi soggetti squallidi che credono di essere chissachè, ma che sono attesi da un triste tramonto, quando avranno spostato il loro culo dalle poltrone che occupano.
I nemici si rassegnino, continuerò a farmene altri, grazie alle sterminate praterie del web, sento il loro rumore che s’avvicina. Io li aspetto per sfidarli in battaglia.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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