COME E’ CAMBIATO L’AGOSTO NELLA CITTA’ NON PIU’ DESERTA

Che strano mese di agosto: la città non è mai stata così popolata come in questo periodo. La mente va indietro, alle estati passate quando, sotto Ferragosto, chi restava a presidiare le redazioni, ed io l’ho fatto quasi sempre, aveva grossi problemi per mettere assieme delle pagine di cronaca decenti.
La “nera” ti veniva spesso in soccorso (i delinquenti, almeno allora, in vacanza non ci andavano) ma senza i telefonini, senza i computer portatili, senza internet, erano guai seri, dovevi rintracciare politici, amministratori, giudici, chiunque avesse un ruolo pubblico e potevi farlo solo se avevi i numeri di telefono, riservati, delle case di villeggiatura.
Di solito, a Ferragosto, si pubblicava la foto del Corso Garibaldi completamente deserto, con le saracinesche dei negozi tutte abbassate, al lavoro c’erano i topi d’appartamento, che approfittavano dell’occasione.
Ci chiediamo, adesso, cosa è cambiato, se Reggio è animata come nelle normali giornate lavorative, i bar sono strapieni, lo stesso vale per i ristoranti e le pizzerie, il lungomare, la sera, pare Copacabana.
A scuotere questo clima festaiolo, le solite notizie di attentati, sparatorie, risse, anche per un posto in giuria nelle selezioni di miss Italia, e l’arresto di qualche latitante che paga così la sua voglia di mare.
Sui giornali escono notizie che, in altri momenti conoscerebbero come destinazione il cestino, i cronisti di turno afflitti dalla calura, incappano in solenni svarioni, come nomi storpiati, marchiani errori sintattico-grammaticali (l’esequie, scritto proprio così, a proposito del funerale d’un mafioso assassinato, definito, tra l’altro, elemento non di spicco (!) della ‘ndrangheta) e questi sono solo alcuni.
Ci sono, però, le dichiarazioni dei politici, quasi sempre i soliti, pronti a cavalcare l’onda di un successo delle forze dell’ordine, per ottenere, come se non ne avessero già abbastanza, un pò di spazio sui giornali. Qualcuno, senza nemmeno fare il nome del personaggio finito in galera.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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