SACCA’ DOPO LOIERO? LA GENTE DIREBBE "ARIDATECE ER PUZZONE!"

La notizia della possibile candidatura dell’ex potente direttore generale della Rai, Agostino Saccà, calabrese d’origine, alla successione del governatore Agazio Loiero, è arrivata nel pieno della cosiddetta “bolla” di calore che sta facendo sudare tutta l’ Italia.
I miei affezionati lettori sanno benissimo qual è la mia opinione su Saccà e, in genere, su tutti i colonizzatori che scelgono la Calabria per le loro “imprese”, assai spesso con risultati disastrosi, loro vanno via e ai calabresi tocca rimediare ai danni.
Sapete anche bene come la pensi su Loiero e la sua corte dei miracoli, che i miracoli promessi, nonostante l’incensamento h24 che un giornale gli riserva, non è riuscito a farli. L’ex ministro ed ex non ricordo più di quanti partiti, prima di farsene uno suo, è una di quelle persone che non riescono a risultare simpatiche alla gente neppure se, improvvisamente, si trasformassero in Woody Allen della politica.
Che Berlusconi abbia pensato a Saccà per tentare di impadronirsi nuovamente della Regione, dopo i disastri combinati dalla banda Chiaravalloti, detto il barzellettiere di Viale De Filippis (sede della Giunta) ci pare una mossa azzardata. Forse, come avviene spesso in politica, qualcuno l’avrà lanciata proprio per bruciare sul nascere le speranze dell’Agostino da Taurianova, quello che, con il bel pacco di soldi della liquidazione Rai, vuol mettere su un centro di produzione calabrese in concorrenza con l’azienda alla cui greppia s’è saziato per anni.
Tra l’uscente Loiero e il possibile entrante Saccà la gente, noi crediamo, finirebbe con il non scegliere, disertando in massa le urne. Dopo tutto, di fronte a un Saccà in veste di salvatore della patria, anche noi finiremmo con il confermare la scelta di Loiero dandogli altri cinque anni di possibilità per scusarsi con le genti di Calabria per tutto quello che non è riuscito a fare.

A Roma, dopo la caduta di Mussolini, ci volle poco perchè il dittatore finito a testa in giù a piazzale Loreto venisse rimpianto al punto da far gridare nelle piazze: aridatece er puzzone!. Non vorremmo che anche in Calabria accadesse la stessa cosa.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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