MONUMENTO A SAN PAOLO, QUANTO E’ ALTO QUESTO DIAMETRO?

Nelle intenzioni di Peppino Reale, uno che, pur non essendo reggino, tanto ha fatto per la città, nel corso della sua lunga attività politica che lo ha portato da Montecitorio alla poltrona di sindaco, la cosiddetta colonna di San Paolo dovrebbe diventare, oltre ai Bronzi di Riace, un nuovo simbolo per la Reggio degli anni duemila.
Stando a quanto pubblicato, a ripetizione, in questi giorni, sulle colonne di quello che, un tempo, era il giornale leader, la colonna, visibile dalle due sponde dello Stretto, era data per pronta, bisognava solo attendere la cerimonia, con tanto di presenze illustri, anche dal Vaticano. Ma l’altro giorno, leggendo la presentazione, a cura di una nota promessa del giornalismo calabrese e non, s’è saputo che la colonna, altezza venti metri, ancora non c’è, in compenso c’è una statua, opera dello scultore Michele Di Raco, che poggia su un basamento in marmo la cui altezza è due metri di diametro.
Sì, proprio così, all’illustre figlio d’arte, destinato, come l’altrettanto illustre genitore, ne siamo sicuri, ad una brillante carriera, le idee si sono un pochino annebbiate e i ricordi scolastici piuttosto sfumati, se ha confuso la base con l’altezza e addirittura col diametro.
Non osiamo immaginare le impressioni del professor Reale, austero docente di lettere, leggendo la nota destinata a promuovere l’iniziativa cui il buon onorevole tiene tanto. In compenso, sono tanti i particolari “tecnici” su come Di Raco ha partorito il monumento destinato a passare alla storia. Le vie di internet sono infinite e l’ennesima performance di questo esponente della “nouvelle vogue” del giornalismo (qualcuno gli spiegherà cosa significa) ha varcato i confini calabresi, fino a raggiungerci mentre, in barca, navighiamo nelle acque che al grande Ugo Foscolo furono care. Alla prossima.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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