ESCORT A PALAZZO GRAZIOLI, MA NON E’ L’AUTO DELLA FORD

Escort è stato il nome d’un fortunato modello di automobile della Ford, una berlina col tetto apribile, la prima ad essere alimentata con benzina verde. L’ho avuta anch’io per qualche anno, prima di “tradirla” con la Fiesta (sono un fordista convinto) e con la C max.
Questa parola viene adoperata, l’abbiamo appreso dalle cronache di questi giorni, da quando è esploso il cosiddetto scandalo di Bari, per indicare le belle ragazze che vengono chiamate per allietare, con la loro presenza, e non solo con quella, le feste dei vip, in mezzo ai quali, ovviamente, non mancano mai i politici, di qualsiasi colore.
Una escort è quella Patrizia D’Addario che sostiene di essere stata pagata per trascorrere una notte addirittura con il presidente del Consiglio, nell’austero palazzo appartenuto ai Grazioli, a due passi da piazza Venezia, escort è pure quell’altra ragazza madre pugliese che, senza essersi concessa, è stata beneficata con diecimila euro, donati da Berlusconi impietosito dal racconto della vita difficile dell’amica della D’Addario, che nel frattempo si preoccupava di scattare foto col telefonino e mettere in azione il registratore.
Non sappiamo come questa squallida storia finirà, tra una intervista e l’altra all’imprenditore Tarantini, diventato amico del premier, del quale ha cercato di conquistare la simpatia facendosi sempre accompagnare dalle escort che, in altre parole, (non saprei trovare un termine diverso) sono delle squillo di lusso, da quattro milioni delle defunte lire a botta.
La magistratura barese, crediamo, abbia ben altro da pensare, che inseguire questo gossip da cortile di caseggiato popolare, in una zona dove le organizzazioni criminali, collegate a ‘ndrangheta e Cosa Nostra, sono tra le più agguerrite. Certo, ci sono gli atti dovuti, di fronte a denunce precise per fatti che hanno natura strettamente privata, che sono avvenuti, anzi sarebbero avvenuti, in una privata abitazione, tra l’altro in un periodo in cui Berlusconi non era ancora ridiventato presidente.
Ma voi pensate che i cittadini comuni siano tanto fessi da non sospettare l’inganno, la trappola sapientemente orchestrata?.Il punto è uno solo: riuscire a sapere chi queste escort (la Ford potrebbe anche fare causa) le ha utilizzate, in momenti elettorali, chi ha tirato le fila di questa morbosa campagna mediatica (due o addirittura tre inviati spediti in Puglia dai grossi giornali, alla faccia della crisi) che ha portato allo sputtanamento definitivo (chiedo scusa per il termine, ma è più che mai appropriato) di alcune delle protagoniste per le quali un posto all’Isola dei famosi o dalla De Filippi si troverà sempre.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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