Un oggetto metallico, grande più o meno quanto un libro, sta entrando nelle case di moltissimi romani e degli abitanti di gran parte del Lazio: è il decoder che serve per poter vedere i nuovi canali di mamma Rai che, nella notte, ha disattivato il vecchio sistema cosiddetto analogico per passare al digitale.
Un evento definito epocale, annunciato con grandi squilli di tromba, per l’occasione si sono scomodati tutti i mammasantissima di viale Mazzini, ed hanno chiamato, nel tentativo di far dimenticare, con qualche risata, questa nuova e per molti amara novità, il simpatico Max Giusti.
Una spesa supplementare per le famiglie già alle prese con le difficoltà del periodo, con i conti che è difficile far quadrare, specialmente negli ultimi giorni del mese. Ma anche un problema per la risintonizzazione (la parola viene ripetuta ormai ossessivamente) dei televisori, a meno che non si tratti di quelli, costosissimi, che il decoder ce l’hanno incorporato.
Un aiuto agli anziani che, già col telecomando hanno qualche difficoltà, lo stanno dando i portieri, almeno quelli che sono rimasti in servizio (anche questa è una categoria in estinzione, come quella dei tipografi nei giornali), oppure qualche vicino di casa volenteroso.
Bisogna dire, ad onor del vero, che le amministrazioni locali, con in testa la Regione, (non oso prevedere cosa succederà in Calabria) sono intervenute, erogando un contributo di 50 euro a chi prende una pensione bassa e non potrebbe pertanto permettersi il decoder.
La Rai offre nuovi servizi, che non sono in regalo perchè il canone, a quel che si dice, verrà ritoccato il prossimo anno. Sulla qualità dei programmi, tutto è da verificare. Una cosa è certa, alle coppie d’anziani che la sera si riuniscono davanti a questo focolare elettronico che è la tv, sarà data una possibilità supplementare per non far ricorso ai tranquillanti. Grazie al decoder.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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