IL "CASO REGGIO" NON ESISTE, DIMENTICHIAMOLO IN FRETTA

C’è un giudice a Berlino, e anche a Catanzaro. La sentenza d’assoluzione dei presunti (più che mai) appartenenti a un gruppo che s’era messo in testa di mandare a gambe all’aria tutto l’apparato giudiziario reggino induce ad una riflessione non solo gli addetti ai lavori, a chi conosce la vicenda, attraverso le migliaia di pagine dell’inchiesta, ma anche i comuni cittadini ai quali il cosiddetto “caso Reggio” era stato presentato come un tentativo di destabilizzare, e addirittura di eliminare, financo fisicamente, qualche magistrato paladino dell’antimafia.
Lungi da me fare il difensore d’ufficio dei vari Gangemi, Romeo, Matacena, tanto per citare i nomi più noti: lo hanno fatto egregiamente i loro legali che sono riusciti a smontare un castello d’accuse che avrebbe fatto tremare le vene e i polsi, come s’usa dire, a chiunque.
La giustizia, mi hanno insegnato, quando ho cominciato a fare questo mestiere, che mi ha portato nelle aule dei tribunali per decenni, si fa sulle carte processuali, e non sulle dicerie, i pettegolezzi, gli articoli di giornali, ancorchè scandalistici.
La verità cammina con i suoi piedi, e prima o poi viene a galla, come è avvenuto in questo processo, il cui esito ha sorpreso molti ma non chi, come il sottoscritto, ha passato giornate a studiarsi gli atti, anche perchè con qualcuno di quelli che si ritenevano vittime del “complotto” tutto reggino in passato ha avuto modo di confrontarsi, davanti a giudici per fortuna sereni e per nulla condizionati.
Così è stato a Catanzaro dove sembra si sia placato il vento fastidioso delle lotte intestine, dove è arrivato un procuratore all’altezza della situazione e certamente immune da qualsivoglia ombra, e dove, e questo processo lo dimostra, c’è ancora chi giudica senza remore, incurante della presenza, dall’altro lato, di colleghi agguerriti, dalla querela facile che, quando va bene, porta pure ricchi risarcimenti.
Devo dire senza mezzi termini che sono rimasto molto sorpreso della presenza nel gruppo di Roberto Pennisi, al quale mi legano amicizia e stima, dopo anni di esperienze comuni durante le quali ho avuto modo di apprezzarne le doti umane, professionali, lo stile di vita integerrimo.
Adesso sul “caso Reggio”, me lo auguro di cuore, deve calare il sipario, non è il momento delle facili polemiche, anche da parte di chi è uscito vincitore. Il silenzio, in questi casi, fa un rumore forte, anzi fortissimo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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