A PALMI NUOVI GIUDICI, MA NON PER FARE I TURISTI

Conosco il giudice Giuseppe Creazzo sin dagli inizi della sua carriera. Essendo stato per molti anni un abituale frequentatore del palazzo di giustizia, dove ho trascorso più tempo che a casa mia, ho avuto modo di seguire il cammino di tanti magistrati, molti dei quali sono diventati miei amici, e lo sono tuttora.
Quando ho letto sul “Corriere” della sua inusuale e in un certo senso rivoluzionaria iniziativa, nel tentativo di indurre…in tentazione quei colleghi che volessero chiedere d’essere assegnati a Palmi, non mi sono meravigliato più di tanto. Creazzo, Peppino per gli amici, è sempre stato giudice sopra le righe, nel senso che ha dato al suo lavoro un’immagine ben diversa, adatta ai tempi, esprimendosi in diverse occasione “apertis verbis”, come dicevano i latini, e prendendo chiare posizioni anche nelle questioni sindacali.
L’unico pericolo, caro dottor Creazzo, al quale rinnovo simpaticamente la mia amicizia, è che lei venga preso troppo sul serio e qualche suo collega creda di potersi trasferire nella trincea di Palmi (perchè di questo si tratta) con l’intenzione di andare perennemente in vacanza.
Una cosa, comunque, è certa, il procuratore della città di Repaci e Cilea ha ottenuto lo scopo di far accendere i riflettori dell’opinione pubblica sul drammatico problema degli organici d’un Tribunale e d’una Procura di frontiera, un caposaldo nel contrasto alle temibili cosche della ‘ndrangheta.
In attesa che si compiano i giri di valzer della burocrazia, con le lentezze del CSM, c’è chi ha trovato questa “trovata”, ci si perdoni la ripetizione, di indubbia genialità e non, come qualcuno ha sottolineato, di sapore goliardico.
Creazzo non è certo il tipo che esterna tanto per conquistarsi uno spazio sui giornali, come fa qualche suo collega, che interviene su tutto, dal calcio alla musica, e non è un abituale frequentatori di salotti alla moda. La giustizia, per lui, è e resta una cosa seria, e col suo lavoro, l’ha sempre dimostrato. Spero d’incontrarlo presto, sarà un piacere, come al solito, scambiarci opinioni e giudizi, sempre col sorriso sulle labbra.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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