NON SPARATE SUL PIANISTA, STA FACENDO DEL SUO MEGLIO

Cosa peggiore non poteva capitare a chi, come il sottoscritto, è tifoso di due squadre, al punto da essere definito dagli amici un giallorosso-amaranto, con evidente allusione ai colori più amati, quelli della “magica” Roma e quelli della Reggina, compagine che porta i colori della città dello Stretto.
Che a mandarci in B, sbalzandoci dal letto nel più bello d’un bellissimo sogno, siano stati gli odiati laziali proprio non l’ho digerito, forse mi sarei dispiaciuto di meno se fossero stati i milanisti. Ma tant’è, oggi siamo qui a leccarci le ferite e a leggerne di tutti i colori sui vari giornali.
Non posso che essere d’accordo con l’amico Giusva Branca, direttore di Strill, e con l’analisi che fa, all’indomani della sentenza definitiva scritta sul prato dell’Olimpico che s’appresta ad ospitare la finalissima della Champion.
Adesso è facile partire con i processi, le esecuzioni sommarie, il tiro al bersaglio contro Lillo Foti, il presidente factotum che non risulterà certo simpatico alla maggioranza degli sportivi, ma che qualche risultato, dobbiamo riconoscerlo, l’ha ottenuto.
In un bar di Las Vegas, che ripropone lo stile dei saloon del Far West, c’è un cartello con una scritta sforacchiata perchè qualcuno, all’epoca, gli ha sparato contro con la mitica pistola a tamburo dei cow boy. “Non sparate sul pianista, sta facendo del suo meglio”.
Amici tifosi, la rabbia non ci fa ragionare, ma adesso non è il momento di portare Foti in un ideale piazzale Loreto, di triste memoria, sarebbe troppo facile, lui è reso confesso, merita clemenza.
Non ne meritano, e su questo Giusva Branca è stato ancor più….pesante di me, che spesso questo aspetto l’ho sottolineato nelle mie modeste note, i colleghi che s’occupano (si fa per dire) di seguire le cronache sportive. Qualcuno che esce dal coro dei lecchini in servizio permanente effettivo, c’è, ad onor del vero, ma è sempre stato emarginato: le malattie sono state nascoste, come nei peggiori regimi, nessuno deve sapere.
Adesso, il problema è ripartire dal purgatorio della B, e non sarà facile, specialmente se qualcuno penserà solo a demolire quello che di buono Foti, (che per la verità non è che abbia accanto una schiera di scienziati), è riuscito a combinare.
Caro Giusva, condivido la tua impostazione, continueremo a correre da indipendenti, e che Dio assista la Reggina.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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