
Gente strana questi romani: Nella loro lunga storia, si può dire che ne hanno viste di tutti i colori, da dominatori del mondo alle miserie del basso impero, fino a risorgere come la capitale del mondo, la città che abbraccia tutti, la “mamma” di pasoliniana memoria.
Il principe Carlo d’Inghilterra e la sua consorte Camilla sono stati accolti con indifferenza, diciamo pure senza eccessivi entusiasmi, a parte qualche decina d’inglesi che li aspettavano, l’altro giorno, prima dell’incontro nella sala della Lupa in Campidoglio.
L’erede al trono britannico, rosso in viso (“Aò, a questo glie piace la bottiglia”), il commento di uno spettatore, tra un boccone e l’altro alla pizza farcita con mortadella, una delizia. Camilla, con la sua andatura da….fantino, ha regalato qualche tiepido sorriso e, una volta conclusa la cerimonia, ha preferito ritirarsi invece di beccarsi le folate di vento misto a polvere, al Palatino dove, per l’occasione, sono state aperte le stanze, off limits per i comuni mortali, della restaurata dimora di Augusto imperatore.
Una coppia senza sale e pepe, quella formata dall’ex marito della bellissima Diana, che a Roma, a suo tempo, ricevette tutt’altra accoglienza, e dalla stagionata Camilla, infagottata in un vestito a campana, il tutto “condito” da uno degli orribili cappellini che sono del resto la caratteristica della casa reale.
Scarso entusiasmo, dunque, per questa visita. Un fotoreporter che ha vissuto gli anni della dolce vita e ricorda le “escursioni” romane di re Faruk, della regina Soraya, di Jacquelin Kennedy, armeggia deluso con la sua digitale, solo pochi scatti, niente di gustoso per i lettori, poca roba per i settimanali, la love story tra Carlo e Camilla appartiene alla…preistoria delle cronache rosa.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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