MONTANELLI, LASCIAMOLO RIPOSARE IN SANTA PACE

Sono contrario, per principio, alle commemorazioni, che il più delle volte diventano una sagra dell’ipocrisia. In questi giorni, in occasione del centenario della nascita di Indro Montanelli, è un fiorire d’iniziative, e non sono mancate le polemiche, anche dai toni piuttosto aspri, dopo la trasmissione Annozero.
All’ineffabile Santoro, tutto preso da un attacco virulento di antiberlusconismo, che certamente gli procurerà seri fastidi al fegato, non è sembrato vero poter approfittare dell’occasione per sporcare, ancora una volta, la figura del premier, additato come colui che avrebbe “oscurato” il grande giornalista toscano, costringendolo a lasciare il Giornale.
Bene ha fatto, con uno dei suoi graffianti editoriali, Vittorio Feltri, a rimettere le cose a posto, ricordando, per quei pochi che non lo sapessero, quanto uomo di destra Montanelli sia sempre stato e che la sinistra, approfittando della rottura con Berlusconi, lo ha utilizzato, ora anche da morto.
Silvio Berlusconi, è bene che si sappia, anche per i non addetti ai lavori, ha investito sul Giornale, fondato sì da Montanelli, ma in brutte acque dopo pochi anni, decine di miliardi, molti dei quali si sarebbero potuti risparmiare, se le nuove tecnologie fossero state accettate da Indro e dal suo staff.
Comunque, e questa è storia, anche dopo la diaspora della Voce, con le dimissioni in massa dal Giornale, che resse benissimo il colpo (il direttore era Feltri) Montanelli fu costretto a chiudere, perchè moltissimi suoi lettori non lo seguivano più, scontenti di questa conversione a sinistra, peraltro ben utilizzata da una sinistra che, da allora, ha cominciato ad infilare errori su errori, con le conseguenze ben note.
Giustamente, come scrive Libero, lo stesso Montanelli, se potesse, li riempirebbe d’improperi alla toscana, e sicuramente non gradirebbe gli sproloqui dei Santoro, dei Travaglio e di tutti coloro che ne hanno “riesumato” politicamente l’immagine.
Io dico soltanto che l’unica cosa da fare, è di andarsi a rileggere qualcuno dei libri scritti da Montanelli, per primo quello che raccoglie i suoi famosi Controcorrente, per poi rivisitare la storia raccontata assieme a Gervaso e Cervi. Lì troverete il “vero” Montanelli, anima inquieta del giornalismo d’altri tempi.
Per il resto, lasciamolo dormire in santa pace il sonno dei giusti.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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