SAN FRANCESCO DA PAOLA, IL SANTO PIU’ AMATO DAI CALABRESI

Oggi è San Francesco, il mio giorno onomastico, ma non è certamente questa la notizia. Voglio sfruttare l’occasione per ricordare la figura di questo Santo straordinario, cui noi calabresi siamo legati particolarmente.

Lo faccio prendendo spunto da quello che scrive Piero Lazzarin nello splendido volume, giunto già alla terza edizione, nel quale ha raccolto una piccola enciclopedia dei Santi, e che mi è stato regalato da un’affettuosa collega del Messaggero di Sant’Antonio, il mensile più diffuso nel mondo.

I marinai invocano lui, Francesco da Paola, quando il mare grosso minaccia di travolgere le loro imbarcazioni. E a giusta ragione, visto come se la cavò per attraversare lo Stretto di Messina. Un giorno, un fraticello lacero e smagrito, si presentò sulla spiaggia di Catona, vicino a Reggio Calabria, ed aveva chiesto ad alcuni pescatori la carità d’essere portato dall’altro lato.

Quelli, data un’occhiata al cielo, solcato da minacciosi nuvoloni, dissero:” Spiacente, fratello, il mare tra poco sarà un inferno”.

Il fraticello, per niente intimorito dagli infausti presagi, stese il mantello sull’acqua, vi salì e, con l’insolita imbarcazione, raggiunse la sponda siciliana. Uno dei tanti miracoli di San Francesco da Paola, che li faceva da vivo, la sua fama oltrepassava i confini dell’Italia.

Basti pensare che che il re di Francia Luigi XI, gravemente malato, chiese al Papa Sisto IV di inviargli un Santo che allontanasse da lui lo spettro della morte. E il buon fraticello, si recò in Francia, liberò strada facendo due città da una terribile epidemia, aiutò il re a purificarsi l’anima e affrontare serenamente il suo destino.

Francesco, nato a Paola, splendido paesino lungo la costa tirrenica cosentina, si fece giovanissimo frate francescano, ma per anni preferì vivere in una grotta nella quale, per caso, fu trovato da alcuni cacciatori. Ben presto, gruppi di giovani si riunirono attorno a lui, e nacque così l’ordine religioso dei Minimi, aveva appena diciannove anni.

Cominciò la sua lotta contro gli oppressori, a difesa dei poveri, mettendosi contro il re di Napoli, Ferrante d’Aragona, che cercò in tutti i modi di piegarlo, arrivando ad offrirgli del denaro, per ridurlo al silenzio. Lo invitò a corte e gli mise in mano un bel gruzzolo di monete d’oro. Francesco ne prese una e la spezzò, facendo uscire sangue. “Questo è il sangue dei poveri- urlò al re- che tu opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio”.

San Francesco aveva una fibra fortissima, nonostante la vita di digiuni e penitenze, visse fino a 91 anni. Un uomo prima che un Santo molto amato. Speriamo che si ricordi di dare una mano, da lassù, alla disgraziata terra di Calabria, lui che fu costretto ad andarsene in Francia per sopravvivere.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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