L’INCENDIO DE L’EPOQUE, UNA FERITA PER LA CITTA’

La prima cosa che faccio la mattina, nelle mie giornate romane, appena acceso il computer, è andare su Strill.it, il quotidiano on line diretto dall’amico Giusva Branca, il quale di tanto in tanto corre il rischio di pubblicare qualche mia nota.
Ma oggi per me è stato terribile, sì, perchè ho potuto vedere, e sono rimasto come di ghiaccio, le immagini d’un incendio, quello del ristorante-pizzeria L’Epoque, aperto solo da un paio d’anni, a pochi metri da casa mia, alla collina degli angeli, proprio di fronte al Santuario di Sant’Antonio.
L’ho visto nascere, giorno per giorno, dopo il recupero, anche con un certo gusto architettonico, d’una antica villa padronale, una delle tante che sorgono nella zona, e che possono godere d’un panorama incomparabile, da punta Faro fino a Taormina, con sullo sfondo il maestoso Etna.
Le cronache, ancora sommarie (i giornali ne parleranno certamente, e mi auguro con il dovuto risalto, domani) riferiscono d’un incendio devastante e le immagini di Strill (complimenti al fotografo che le ha realizzate) ne sono la conferma, è andato in fumo un locale che era tra i più eleganti e frequentato della città.
L’Epoque è stato un investimento, si disse allora, di almeno due milioni di euro, in quanto l’edificio, totalmente ristrutturato, era stato arricchito con magnifiche verande in legno, l’ideale per ricevimenti, pranzi di nozze, feste.
C’ero stato di recente, accompagnando una coppia di amici che erano rimasti entusiasti: di notte, da lassù, sembra di camminare su un prato di stelle, e le luci delle navi che attraversano lo Stretto sembrano comete che si tuffano nel mare.
Non tocca certamente a me porre gli interrogativi di rito, c’è chi è preposto a questo genere d’indagini, come cronista sono ormai a riposo, per cui m’affido all’esperienza e mi auguro che sulle cause venga fatta luce e, se si è è trattato di un gesto delittuoso opera del racket, che i responsabili vengano individuati.
La città è nuovamente ferita, non passa giorno che gli incendiari mettano a segno i loro colpi, decine di auto al mese prendono fuoco e, tranne rarissimi casi, nessuno dei responsabili viene assicurato alla giustizia. Non so come spiegarlo agli amici romani che mi interrogano sul fenomeno, per sdrammatizzare e coprire la vergogna che mi assale, ricordo loro la spiegazione che, anni fa, uno dei tanti questori che si sono succeduti a Reggio “a miracol mostrare”, diede a un incauto collega del Nord che gli chiedeva, appunto, la ragione di questa miriade d’incendi notturni in una città con tanti altri gravi problemi.
E il rappresentante della legge non trovò di meglio che uscirsene con una frase che chiamare boutade è offensivo: “Sa, caro amico, disse rivolto al collega, di notte ci sono in giro tanti ubriachi, pisciano sui cofani delle automobili col motore ancora caldo, ed ecco che si sprigiona l’incendio”.
Una risata generale chiuse la faccenda. Mi aspetto la solita serie di reazioni di facciata dei rappresentanti d’una classe politica che combatte a parole la criminalità sempre più arrogante, con atteggiamenti diciamo….accomodanti. Una schioppettata nella schiena, diceva don Abbondio, uno che aveva capito tutto, me la leverebbe l’arcivescovo?

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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