ISTITUTO PAPA GIOVANNI, HO QUALCHE DOMANDA DA FARE

Adesso che il dramma dell’istituto Papa Giovanni di Serra d’Aiello s’è compiuto, davanti alle telecamere, tra lo sconcerto degli italiani che, grazie a “Chi l’ha visto?”, hanno potuto conoscere questa incredibile vicenda, ci sarebbero alcune domande alle quali, io stesso per primo, sto cercando di dare una risposta.
Partiamo dai dipendenti, giustamente arrabbiati e mortificati per il fatto d’essere letteralmente sbattuti fuori da quello che per anni è stato il loro “regno”, ma che, adesso, forse riusciranno ad essere in qualche modo ricollocati e cominciare a prendere quello stipendio che, da mesi, non vedono. Questo, a mio avviso, è il problema minore, perchè, nelle varie strutture sanitarie del Cosentino, e ce ne sono parecchie, un posto per ognuno di loro dovrebbe trovarsi, così come i ricoverati, tranne quelli che si dice siano misteriosamente scomparsi.
A sentire i curatori giudiziari dell’Istituto, il buco nei bilanci è enorme, per cui l’ipotesi più probabile è quella del fallimento, con buona pace dei creditori e di tutti coloro che hanno pignorato il pignorabile.
Ma è possibile che, in tutti questi anni, nell’alternarsi di amministratori, commissari, preti spregiudicati, assunzioni a raffica, ovviamente di natura politico-elettorale, nessuno abbia pensato di dare uno sguardo ai conti?. Certamente, il silenzio della Curia, l’inefficienza delle strutture regionali, la distrazione dei sindacati, il codardo defilarsi dei politici, sempre pronti con le loro segnalazioni a “sistemare” intere famiglie, tutto ciò ha contribuito alla morte di quella che nel piccolo paese dell’alto Tirreno cosentino era considerata una vera e propria industria.
Ora tutto passa nelle mani della magistratura paolana, competente per territorio, come si dice in gergo giudiziario. Conosco Bruno Giordano, il procuratore, da tantissimi anni, è persona dotata di grande umanità e, dopo aver avuto da fare con i peggiori delinquenti, non è tipo da farsi intimidire da personaggi del sottobosco politico-clientelare che alla greppia del Papa Giovanni si sono abbondantemente ingrassati.
Prevedo tempi duri, per chi ha commesso reati, ma questo non basterà a risolvere il caso dell’istituto dedicato al Papa Buono che, da lassù, sicuramente una mano la darà, per restituire alle famiglie di dipendenti e ricoverati (quelli che ce l’hanno, compresi i parenti che si sono ricordati solo ora di avere un congiunto là dentro) un minimo di serenità e fiducia nel futuro.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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