IN VIA FANI, UNA MATTINA D’INIZIO PRIMAVERA

Era una giornata d’inizio primavera, proprio come oggi, in via Fani, nel quartiere della Camilluccia, all’incrocio con la ripida via Stresa, dove c’è la bacheca con le foto dei cinque poveri agenti di polizia e carabinieri trucidati durante l’azione d’un commando delle Brigate Rosse che sequestrò il presidente della Dc, Aldo Moro, uno dei “cavalli di razza” del partito.
Quel giorno io non ero qui, ma a centinaia di chilometri di distanza, nella “mia” Reggio, nella redazione del Giornale di Calabria da qualche anno nelle edicole, l’unico giornale fatto da calabresi per i calabresi, una autentica palestra per noi giovani professionisti.
Il mio secondo figlio compiva due anni, a casa m’aspettavano per un pranzo “allargato” a parenti ed amici, ma non potei essere presente: appena la notizia dell’agguato si diffuse, ognuno di noi pensò al lavoro e, ricordo, tornai molto tardi, quando i bambini erano già a letto e per cena mi toccò una fetta di torta.
Oggi, invece, sono qui, mischiato tra la piccola folla che assiste al rito della commemorazione, ci sono alcuni politici accolti con un mormorio che sa tanto di fastidio.
Ma oggi è il momento del ricordo struggente di chi, per servire lo Stato, ha pagato con la vita. Quasi tutto, all’incrocio tra via Fani con via Stresa, è rimasto come allora, c’è la siepe dietro la quale i brigatisti travestiti da aviatori si nascosero, non c’è più il chioschetto del venditore di fiori, c’è qualcuno che, quella mattina, sentì il crepitare dei mitra e, quando s’affacciò, vide solo un’auto partire sgommando e, per terra, il corpo senza vita della guardia di Ps Iozzino. Poi, minuti di terribile silenzio, fino all’arrivo delle prime auto di polizia e carabinieri, i giornalisti e i fotografi, Paolo Frajese descrisse, ansimando, quegli attimi agghiaccianti, la sua cronaca ormai fa parte della storia.
La cerimonia non dura molto, le autorità, con le loro vetture blindate, scortatissime, vanno via, e ce ne andiamo anche noi, abitanti della zona, ci salutiamo anche se non ci conosciamo, e c’interroghiamo con lo sguardo, senza avere il coraggio di dirlo: ma Moro, poteva essere salvato?.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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