QUANDO SI PARLA DI PONTE ANCHE IL BUON DIO S’INCAVOLA

Non so se ci avete fatto caso. Ogni volta che si sente parlare di Ponte sullo Stretto, d’imminente inizio dei lavori, il buon Dio s’incavola e manda dalle nostre parti un maltempo della…Madonna ed anche gli dei pagani (Nettuno fa bella mostra, col suo forcone, davanti alla prefettura di Messina) non devono essere troppo contenti, se Eolo soffia a più non posso, e Vulcano, nascosto chissà dove nella pancia dell’Etna, manda una scossetta di terremoto.
E’ chiaramente un avviso, anche se quei Ciucci (non ho resistito al calembour, perdonatemi) dell’Anas, e già factotum della società Stretto di Messina, che è costata tantissimi soldi ai contribuenti, me compreso, si profondono in annunci trionfali.
Dunque, tra pochi mesi, temporali, trombe d’aria e terremoti permettendo, potremo ammirare la sfilata delle cosiddette autorità invitate ad assistere alla posa della prima pietra per la quale, a quanto pare, faranno scomodare dal Quirinale il buon Napolitano.
Ma ve l’immaginate cosa accadrebbe in giornate come queste, quando per attraversare lo Stretto occorrono ore, e parte della Sicilia resta isolata, anche il Ponte resterebbe chiuso, nel mentre la navigazione privata non sappiamo se sarà ancora in esercizio.
Ci vuol poco, e lo sappiamo per esperienza diretta, avendo cominciato a traghettare negli anni Sessanta, a trasformare le due sponde il gironi infernali, come avvenne l’estate di qualche anno fa quando i marinai delle spadare chiusero i due porti, e fu il caos, le auto in fila sull’autostrada arrivarono fino a Gioia Tauro.
Il Ponte si deve fare, perchè Berlusconi (ma non solo lui, per la verità, anche altri, come Prodi e Rutelli, con tanto di pellegrinaggio nella redazione della Gazzetta) lo ha promesso, e vuole mantenere l’impegno.
Non importa se a Reggio nelle case, anche d’inverno, l’acqua scarseggia, le strade provinciali sono impercorribili, della Salerno-Reggio ormai si sa tutto, le ferrovie addirittura chiudono intere tratte per mesi.
Il Ponte, con terremoti, con guerra e con pace, direbbe il poeta Ciccio Errigo, si farà. Tra quanti anni, nessuno lo sa.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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