TV SPAZZATURA, NON SE NE PUO’ DAVVERO PIU’


Ormai non se ne può più. Certi programmi, sia in Rai che sulle reti private, che almeno il canone non te lo fanno pagare, sono diventati disgustosi, una insipida passerella dei soliti personaggi che saltano da un canale all’altro, facendo a gara a chi la spara più grossa, una sagra delle stupidità, insomma.

Anche un giornalista che in passato qualcosa di buono l’ha fatta, sulla rete 2 Rai, il nasuto Milo Infante, non si sottrae a questo trend delle banalità. L’altro giorno, ad esempio, ha radunato sui comodi divani un parterre di tutto rispetto: solo qualche nome, per rendere l’idea. Intanto, l’immancabile Carmen Di Pietro, vedova Paternostro (sì, quella della tetta siliconata scoppiata in aereo) con il suo compagno Giuseppe, uno che non si sa cosa faccia nella vita. Poi, cogliendo fior da fiore, come s’usava dire una volta, l’ex diva dei film di Totò, Gisella Sofio, che viaggia verso gli ottanta, la sempre più cicciona Marisa Laurito, per finire con Lory Del Santo, che sta da tutte le parti senza essere nè attrice, nè cantante, nè ballerina, insomma niente di niente.
Anche a voler cambiare canale, c’è poco da scialare, se incappate nel pomeriggio di Canale 5 con Barbara D’Urso, con la sua risata da scema in servizio permanente effettivo, nella trasmissione psico-sentimentale affidata ad Alda D’Eusanio, l’amica di Craxi cui avrebbe voluto curare con un bacio il piedone malato.
Uno strazio, dovunque vi girate, la giostra dei soliti noti continua dalla Vita in diretta che è passata dallo scialbo Cucuzza al pretenzioso Sposini ma che, almeno, ogni tanto propone le lunghe gambe della Parietti. Cosa ci resta per consolarci?. Io mi rifugio in X Factor, così non corro il rischio d’incappare nel Grande Fratello diventato l’argomento principe dei salotti televisivi. Chi se ne importa della crisi, del caso Englaro, del testamento biologico e della regolamentazione degli scioperi, degli stupri a getto continuo. Per le storiacce di nera ci pensa Vespa, ma a quell’ora, per fortuna, molti di noi si godono il sonno ristoratore.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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