REGGINA, ORA IL PERICOLO E’ LA RASSEGNAZIONE

Come si fa a non credere alla cabala: il Catania ci batte al vecchio Cibali dopo 17 anni, i nostri punti in classifica sono 17. Per me che ho un pò di sangue napoletano, per parte di madre, il risultato ottenuto dalla banda di Orlandi, con la faccia sempre più triste, è la conferma la più iettatoria possibile.
E adesso, le cose si mettono davvero male, forse sotto il cielo di Catania è stata scritta una pagina assai triste di questo disgraziato campionato. Probabilmente non basterà l’impresa che i tifosi si augurano, specialmente gli ottimisti ad ogni costo, quelli che sognano il bis della meravigliosa cavalcata dei ragazzi di Walter Mazzarri.
Ho ascoltato, dopo tanto tempo, essendo stato assente da Reggio per alcuni mesi, le considerazioni di Manlio Galimi nella sua rubrica su Reggio TV. Ancora una volta debbo confermargli tutta la mia stima, cosa che del resto ho già fatto, come i miei lettori sanno, in altra occasione.
Galimi, infatti, ha ribadito un concetto che mi sento di condividere, a proposito di critica costruttiva che viene spesso interpretata male dai padroni del vapore, nella fattispecie don Lillo Foti, con rispetto parlando.
Se il boss della società amaranto avesse dato ascolto ai critici alla Galimi, e non alle “sirene” interessate o ai tanti “compari” della carta stampata e non, cui elargisce biglietti omaggio a volontà, forse qualche errore l’avrebbe evitato e non ci troveremmo ora a quota 17, per la felicità dei menagramo che, grazie a Dio, abbondano.
Adesso, il rischio è di incappare nello stato d’animo peggiore, quello della rassegnazione, una volta che ci si è resi conto dell’impossibilità o quasi di uscire dal tunnel che porta dritto al purgatorio della serie B.
C’è tempo per i processi, e certamente in tutta modestia, li faremo anche noi, e non saremo teneri con chi gioca con le risorse d’una città che stenta, per colpa di amministratori maldestri o addirittura incapaci (e mi fermo qui) a rialzare la testa.
Sulla carnavalesca vicenda dei Bronzi e sul destino della Reggina si gioca il futuro di Reggio, e non è una esagerazione. E speriamo che anche la stampa se ne accorga, e ci risparmi le solite riflessioni che sono una elencazione di luoghi comuni. Alla prossima.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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