
E adesso, povero Walter, cosa farà? Come vivrà? Avrà, come tanti italiani, il problema della quarta settimana? A questi angosciosi, ma non troppo, interrogativi che si pongono i suoi fedelissimi, rispondiamo subito per tranquillizzarli.
Intanto, il Walter che a Roma chiamano “er baracca” per la possibilità concessa a tanti bravi rumeni di mettere sù casa lungo le sponde del Tevere e anche altrove, all’epoca in cui era sindaco, è parlamentare in carica e, per i prossimi quattro anni, lo stipendio è assicurato.
Come è già assicurata una robusta pensione, per via delle molte legislature trascorse girovagando per il Transatlantico, senza parlare dei diritti d’autore garantiti dalla sua pregevole attività letteraria.
Poi, il nostro Walter (qua ci starebbe bene il “ma anche”, ormai entrato nel lessico comune, ma è meglio lasciar perdere) è giornalista professionista, con relativi contributi, anche figurativi, all’Inpgi, il nostro istituto di previdenza che tanti ci invidiano e che qualche Governo ha tentato di smantellare per far finire tutto nel calderone dell’Inps.
Raggiunta l’età minima, Veltroni potrà beneficiare anche della pensione da giornalista, che potrà cumulare (a 65 anni, però) con quella di deputato, una bella sommetta che gli permetterà frequenti viaggi nell’amata Africa.
Certo, gli mancheranno le quotidiane apparizioni sugli schermi di tutte le tv possibili, le lunghe interviste fatte da giornalisti sdraiati sul divano, le passeggiate a passo svelto seguito dall’allegro codazzo di fan, portaborse, guardaspalle, cronisti affannati. Ma ce ne faremo una ragione, cari amici, anche se il peggio deve ancora arrivare.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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