
Da quando ho un po’ di tempo a disposizione per i miei svaghi, essendo un pensionato felice e ancora, grazie a Dio, abbastanza attivo, seguo anche quei programmi della cosiddetta tv spazzatura, tipo il Grande fratello, che Sky trasmette 24 ore su 24, a costo di fissare le immagini di gente che dorme saporitamente e che offre al pubblico uno spettacolo talvolta penoso.
Rispetto alla prima edizione, adesso i concorrenti sono più numerosi e ciò fa salire l’indice di litigiosità, già dai primi giorni, come sin dal primo giorno sono cominciati gli approcci diciamo così hard che, col passare del tempo, si sono trasformati in qualcosa di più…pesante.
Intanto, la presenza di ragazze dotate fisicamente, qualcuna come Cristina già soprannominata la tettona, manda in tilt i prestanti giovanotti che se ne stanno tutto il giorno a torso nudo per mostrare quanto la palestra abbia fatto il suo lavoro.
C’è chi, come il non vedente Gerry, che le cose le intuisce, eccome, si trova molto a disagio e non sopporta, al punto da star male, la musica ad altissimo volume. C’è qualche giovane aspirante modella o addirittura attrice che dedica quasi tutta la giornata a cambiarsi continuamente d’abito e curare il look, ma c’è anche qualcuna che, pur vantando un fisico da pin up, se la cava in cucina e dimostra di conoscere anche quelle che una volta si chiamavano le faccende di casa, come stirare e lavare la biancheria.
Credo che quest’anno ne vedremo delle belle e, come è avvenuto puntualmente finora, si formeranno delle coppie (una è già al centro dell’attenzione, quella dell’isterica biondissima agente di moda e dello svagato Nicola) che, una volta finito il programma, si scioglieranno come neve al sole.
Una cosa intanto mi ha colpito negativamente: l’assoluta impreparazione culturale di quasi tutti i concorrenti, alcuni dei quali hanno la laurea, in difficoltà di fronte a domandine facili anche per un ragazzino delle elementari. Ma questi sono i tempi, rassegnarsi conviene, noi che abbiamo perduto anni sui libri. E, ai miei tempi, il Grande fratello non c’era.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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