CHE MERAVIGLIOSA AVVENTURA E’ LA VITA

La telefonata arriva da lontano, molto lontano, la voce è quella d’un amico che non vedi da tanti anni e che, beato lui, se n’è andato a vivere nella terra dei canguri. Ma anche da laggiù, grazie al web, dannata ma meravigliosa invenzione, mi ha ritrovato, ed è diventato uno dei miei lettori del blog che, da qualche mese, ho aperto, rendendo pubblico il diario delle mie giornate, ora che vivo diviso tra Roma e Reggio.
“Non sai quanto piacere mi procura poterti rileggere, dopo anni, prima lo facevo ogni giorno sui giornali per i quali lavoravi, ora si è riannodato il filo d’una antica amicizia”.
Non nascondo d’essermi un po’ commosso, anche perché questa prima telefonata intercontinentale (certamente ce ne saranno altre) è servita a fare un bilancio di questi anni in cui con il mio amico siamo stati lontani, lui a lavorare sodo in terra straniera, io a concludere anzitempo la mia avventura nella carta stampata, e certamente non per mia volontà.
Mi sono potuto sfogare con una persona che mi ha voluto e mi vuole un gran bene e che conosce come vanno le cose nella nostra terra, nella città dove il grande Nicola Giunta, con versi impareggiabili, descrive il fatalismo e purtroppo il cinismo del reggino sempre propenso a non riconoscere le doti di chi ha in casa, perché, anche “u chiù fissa è assai chiù megghiu i tia”.
In un certo senso, ho fatto come lui, che se n’è andato in Australia, anche se io ho scelto la Capitale, il posto più bello del mondo, dove ogni giorno ti ripaga delle sofferenze passate, senza avere a che fare con invidiosi, ignoranti (analfabeti di ritorno, chiamava costoro il grande Ugo Sardella), colleghi che non aspettano altro per infilarti un pugnale nella schiena, politici parolai e tangentisti da quattro soldi.
Che meravigliosa avventura è la vita, dice Venditti, in una sua splendida canzone, che miracolo dell’uomo poter navigare in internet e senti che il mondo è ai tuoi piedi, la tua voce, che nessuno in alcun modo, neppure un direttore arrogante o il mammasantissima di turno, possono mettere a tacere. Grazie amico mio, ci siamo ancora e ci saremo, se Dio vorrà, ancora a lungo.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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