LATITANTI, LA "VENDEMMIA" CONTINUA

I giorni di festa, la voglia di famiglia, i contatti con il territorio, la possibilità di riscuotere i soldi delle estorsioni, tutte cose che per i latitanti finiscono col rivelarsi fatali.
La “vendemmia” di ricercati, ad opera della polizia e dei carabinieri, continua nemmeno ad un anno di distanza dalla cattura del boss Pasquale Condello, detto il supremo, per la posizione di vertice occupata nelle gerarchie mafiose.
Pochi giorni sono trascorsi dall’arresto di Giuseppe De Stefano, che aveva preso le redini della famiglia dopo la fine della dorata latitanza dello zio Orazio, ed ecco arrivare quello di Pietro Criaco, la cui foto da undici anni faceva mostra nell’elenco dei latitanti più pericolosi diffuso dal sito internet del ministero dell’Interno.
Uno ad uno prima o poi cadono tutti, niente dura tutta la vita, nel bene e nel male: ci sono i politici a vita, i direttori di giornali a vita, i truffatori in servizio permanente, i ladri di regime sempre attivi, ma anche per loro arriva il momento in cui cala il sipario.
Criaco era tornato nel suo regno per le feste, occasione spesso per regolare dei conti (vedi sparatoria che ha visto vittima un uomo di San Luca emigrato a Torino), il clima lascia pensare a momenti di rilassamento, di allentamento della tensione per chi, come i segugi di Cortese, seguono notte e giorno, sia festa o no, le tracce dei ricercati, gente che per anni è riuscita a farla franca. Ma non è così.
Certamente, senza appoggi e senza grande disponibilità di denaro, non si può restare per tanto tempo nascosti, ma adesso la musica è cambiata, i mezzi anche tecnici ci sono, prima o dopo nella rete qualcuno ci resta.
La cattura di Criaco, con la sua aria da intellettuale, conferma che i grandi latitanti non si allontanano quasi mai dal loro territorio “di competenza”, per il timore di essere scavalcati o addirittura soppiantati da personaggi venuti fuori adesso che i capi, del calibro di Peppe Tiradritto e Condello, sono costretti a lunghe assenze.
L’unica strada, per loro, se vogliono avere la speranza di uscire da quelle mura, è arrendersi allo Stato, diventare collaboratori: nel caso di Criaco e Condello non lo riteniamo possibile, ma non si sa mai, quando attorno a loro sarà creato il vuoto, forse saltare il fosso sarà l’unica soluzione.
Stavolta il brindisi si fa in Questura, in attesa che la “vendemmia” anche per il 2009 sia proficua.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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