Quando, la scorsa estate, ho deciso di dare vita a un mio blog, anche a seguito delle affettuose insistenze di colleghi ed amici (“fallo, tu ne hai cose da dire”) non pensavo assolutamente che, in così breve tempo, il numero dei visitatori sarebbe cresciuto di giorno in giorno e le modeste mie pagine sarebbero state lette da tante persone.
Sento pertanto il bisogno di ringraziare tutti coloro che, conoscendomi per i miei tanti anni d’attività professionale, nelle varie testate in cui ho lavorato, hanno avuto piacere di continuare a seguirmi, non facendomi mancare, spesso, il loro sostegno e apprezzamento tramite email e telefonate personali.
L’occasione è data dalle festività di Natale e fine anno, per cui formulo a tutti i migliori auguri di serenità familiare, benessere fisico e materiale, insomma un po’ d’ottimismo dopo un 2008 davvero duro.
Sono tra coloro che sostengono la tesi del pensare positivo, della fiducia nel popolo italiano capace sempre di rialzare la testa anche di fronte a gravissime emergenze, quali guerre, terremoti, alluvioni.
Certo, il bilancio, nonostante le chiacchiere dei vari amministratori che convocano i giornalisti per la tradizionale consegna dei doni (quanta gente arriva in queste occasioni!) non è dei più incoraggianti. La Calabria, la provincia reggina in particolare, hanno ben poco da festeggiare, le cose non sono cambiate, come ognuno s’aspettava.
Gli organi di polizia hanno assestato sonore batoste assicurando alla giustizia pericolosi personaggi della criminalità mafiosa, ultimo dei quali il figlio del boss Paolo De Stefano (quello del “ciao, belli” indirizzato a giornalisti e fotografi) sono stati sequestrati beni per miliardi, ma la ‘ndrangheta continua a dominare ed a penetrare sempre più nel tessuto sociale ed economico della città.
L’industria, anche per la ormai accertata inadeguatezza dei responsabili di Confindustria Reggio, procede tra mille difficoltà, così come l’edilizia, mentre sullo sfondo si agitano sempre i soliti personaggi che, negli anni, si sono resi responsabili soltanto di disastri.
La politica?, meglio lasciar perdere, mentre si avvicina la campagna per le Europee: occasione per il recupero di qualche vecchia carcassa, speriamo non sia così.
Ma questi sono giorni di festa, di pace e di perdono, di ricordo degli amici che ci hanno lasciato, da Totò Delfino ad Aldo Sgroy a Ninì Sapone. Li ricordiamo nelle nostre preghiere e speriamo in un 2009 che, come dicono a Napoli, sia meno “fetente” di quello che si sta chiudendo.
Grazie a tutti, di vero cuore, e seguitemi ancora, anche su Strill, la magnifica creatura dell’amico Giusva Branca, che tanti sforzi sta facendo per dare alla città un giornale, anche se solo telematico, che alimenti un sano pluralismo e, soprattutto, serva a non nascondere le notizie che altri preferiscono ignorare.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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