QUESTA TANGENTOPOLI NON E’ STRACCIONA

Napoli, Pescara, Potenza, e forse presto anche Catanzaro e Reggio Calabria: sono le tappe di quella che già i giornali non hanno esitato nel definire la nuova Tangentopoli italiana che vede, non tanto sorprendentemente, protagonisti politici, affaristi, manager, e purtroppo anche uomini delle Istituzioni.
Ma stavolta i giudici hanno colpito a sinistra, sbattendo in galera e indagando personaggi del partito democratico, tra cui ex comunisti che, solo qualche anno fa, avevano issato la bandiera del giustizialismo. Ora sono i leader del partito di Veltroni a chiedere che, sì, la magistratura faccia il proprio dovere, manifestando per le toghe non più rosse la più grande fiducia, ma nello stesso tempo negando, fino all’inverosimile, anche cose che tanto inverosimili non sono.
Veramente risibili le affermazioni di Renzo Lusetti, col suo muso di topo, che giustifica i contatti con appartenenti al mondo degli appalti e delle tangenti con la sua disponibilità a tenere sempre acceso il telefonino.
Anche lui, come tutti gli altri, compreso il nanetto Bocchino, noto a Napoli per essere dentro tante situazioni di carattere editoriale, negano tutto, dando al significato delle loro telefonate quello di ingenue chiacchierate. Ma non è così, almeno noi crediamo che i magistrati inquirenti non abbiano perso il loro tempo dando rilievo penale a cose che il grande Montanelli, per definirne l’inutilità, diceva che erano “roba da Rotary”.
In questi giorni mi tornano alla mente gli avvenimenti, che ho vissuto personalmente, dal punto di vista professionale, nell’ormai lontano 1992 quando Reggio Calabria, a seguito delle “confessioni” del giovane sindaco pentito Agatino Licandro, Titti per gli amici, venne sconvolta dal turbine di arresti, “avvisi” e perquisizioni. Era quella che io definisco, e credo di non poter essere smentito, la “Tangentopoli stracciona”.
Ma di quello che cominciò una luminosa mattina di settembre, mentre in città si festeggiava la Patrona, vi parlerò in altra occasione, amici lettori che con tanto affetto seguite il mio modesto blog. C’è qualcuno a cui i nostri discorsi risultano alquanto indigesti, ma se ne faccia una ragione e prenda un Alka selzer. A presto.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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