GIORNALISTA SCOMODO? BECCATI UN CEFFONE

Non posso non essere d’accordo con il segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti, l’amico nonché concittadino Enzo Iacopino che, con decisione, ha preso una posizione netta sul caso del collega napoletano Migliaccio, redattore di E polis, quotidiano gratuito che ormai edita numerose edizioni in quasi tutto il Paese.
Come è ormai noto, il giornalista, convocato nella sede del comando vigili urbani di Napoli, per non meglio precisate “comunicazioni”, è stato proditoriamente schiaffeggiato dal comandante, Luigi Sementa, ex ufficiale dell’Arma. Migliaccio, incassato il ceffone, ha giustamente sporto querela contro il manesco capo dei vigili che non ricordiamo altrettanto duro con i mafiosi nella sua esperienza calabrese da carabiniere.
Del suo passaggio a Reggio Calabria, infatti, non è che sia rimasta una traccia particolarmente importante.
Non sappiamo se la sindachessa Iervolino, che pure è stata ministro dell’Interno, anche lei senza lasciare grandi tracce, abbia preso i provvedimenti invocati da Iacopino e da tutta la categoria, che non ha fatto mancare al collega Migliaccio la solidarietà. In ogni caso, indipendentemente dal fatto specifico, si sia trattato d’un giornalista o d’un comune cittadino, il comportamento violento dell’ex carabiniere non merita alcuna attenuante.
Sementa può benissimo restare in servizio (anche lui tiene famiglia) ma destinato ad incarichi diversi nell’ambito del Comune partenopeo, in un posto dove non debba avere a che fare con giornalisti fastidiosi.
Napoli è una città paragonabile per tanti versi a Reggio Calabria, ma ciò non significa che si debbano tenere nei confronti d’un cronista atteggiamenti simili a quelli usati da Sementa che è stato il successore a Napoli di un altro ex ufficiale dell’Arma, il colonnello Giosuè Candita, valoroso comandante della Compagnia di Taurianova in anni difficili.
Prerogativa del carabiniere, come mi hanno insegnato anni di frequentazione, che ancora continua, con i militari dell’Arma, ed anche per tradizione familiare, è l’uso del buonsenso, che spesso aiuta ad ottenere dal cittadino quella collaborazione necessaria ad avere conoscenza del territorio. Sementa, evidentemente, è uno che esce da questi schemi e crede, che picchiando il giornalista scomodo, si possano risolvere i problemi che, col suo giornale, Migliaccio non ha fatto altro che evidenziare, sottolineando, tra l’altro, le insufficienze del corpo dei vigili fino al momento, ma speriamo ancora per poco, affidato al comando dell’intollerante Sementa.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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