LUXURIA AD "ANNOZERO" SPETTACOLO PENOSO

Seguo raramente, e con qualche difficoltà, la trasmissione Annozero di Santoro che, negli ultimi tempi, sentendo evidentemente puzza di bruciato, assume un atteggiamento buonista, preferendo, come ha fatto con Celentano, far prendere, come s’usa dire dalle nostre parti, il fuoco con le mani degli altri.
Ma ho provato veramente un senso di disgusto quando il noto(anche alle questure) trans gender Pasquale Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, ha letteralmente aggredito la collega Norma Rangeri, una delle critiche televisive più apprezzate e che lavora per un giornale, il Manifesto, che all’ex (per fortuna) deputato di Rifondazione non dovrebbe sembrare nemico.
La colpa della Rangeri sarebbe stata, ad avviso di Luxuria, che ha potuto smettere di prostituirsi, come da lei stessa (o stesso?) dichiarato, grazie all’elezione in Parlamento, quella di averla definita, a seguito dei comportamenti tenuti sull’Isola dei famosi, “donnetta da ballatoio”.
Una critica, questa della collega Rangeri, che ho condiviso in pieno, io al suo posto sarei stato molto più duro nei confronti di questo personaggio che, lautamente retribuito, ha partecipato al reality che io seguo (ebbene, sì) su Sky, che ritrasmette tutte le puntate in orari diversi.
Non ci rendiamo conto di come gli italiani che l’hanno votata non si siano accorti che dal primo giorno ha assunto atteggiamenti quantomeno ipocriti, palesemente falsi nei rapporti, cattivi nei giudizi, spietati nel tentare di eliminare quelli che, a suo giudizio, avrebbero potuto insidiare il suo pacco di euro.
Adesso, i suoi ex compagni di partito, che dopo il tracollo elettorale, come ammesso dalla stessa Luxuria, l’avevano scaricata, l’hanno trasformata in una icona della sinistra, proponendole di candidarsi alle Europee, nel tentativo di raccattare un po’ di voti che, a mio avviso, comunque, non serviranno ad evitare ai compagni di Rc una nuova batosta.
Paragonare la vittoria del travestito foggiano a quella di Obama, come segnale epocale di cambiamento della politica, mi sembra una cosa tanto assurda quanto disgustosa. Con certi simboli che si sta cercando di rispolverare, gli orfani di Bertinotti, guidati dall’integralista Ferrero e dal gay dichiarato Vendola, non andranno molto lontano.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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