NON DIMENTICHERO’ LA LEZIONE DEL MAESTRO BIAGI

La notizia del mancato riconoscimento ad Enzo Biagi, il prestigioso Ambrogino d’oro, da parte del Comune di Milano, nonostante l’iniziativa fosse stata del sindaco Letizia Moratti, mi ha oltremodo amareggiato.
E mi ha riportato alla memoria quanto lo stesso Biagi, qualche anno fa, quando ho avuto l’onore di collaborare con lui per la serie “La cronaca in diretta”, ebbe a dirmi a proposito del giornalismo scomodo e della sua naturale ritrosia nell’accettare premi e premiucci per cui l’Italia vanta certamente il primato.

Il Maestro -che si faceva grasse risate quando lo apostrofavo col titolo (che aveva rifiutato) di commendatore -aveva una sua filosofia, lui che, da emiliano, si era milanesizzato e, dopo tutto, amava la città della Madonnina. Sapeva benissimo che il suo modo di fare giornalismo, senza timori reverenziali, senza essere ossequioso verso i poteri forti, con un senso d’indifferenza nei confronti della politica, non poteva che renderlo inviso a chi non è abituato ad essere “disturbato” da un’informazione fuori dal coro.
E a me che gli manifestavo i miei sentimenti d’insofferenza verso i politici della mia città, proprio nei giorni in cui era esplosa quella specie di Tangentopoli stracciona, rispose con tono paterno.
“Meglio correre da solista che stare da anonimo nel gruppo, e tu non hai l’aria di chi s’accuccia ai piedi del potere”.
Tante volte in questi anni ho ripensato a queste parole del grande Enzo che, affettuosamente, quando lo chiamavo in occasione di ricorrenze, scherzando mi domandava se mi ero “iscritto alla ‘ndrangheta”. Alla mia risposta, ovviamente negativa, facendo finta anche di agitarmi, lui, serafico, rispondeva:”Allora, non diventerai mai qualcuno che conta”.
L’Ambrogino d’oro, così come a Reggio Calabria il Sangiorgino, sono onorificenze ambite, anche se a decidere chi le meriti o meno in genere sono gli amministratori pro tempore. E non sempre le scelte sono le migliori. Biagi continua a stare sullo stomaco anche da morto, ma questo gli fa onore, anche se a me ed ai suoi tanti “figli” provoca un senso di rabbia e sgomento. La sua lezione, però, non la dimenticherò mai.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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