PROCURA DISTRETTUALE, CAMBIA LA MUSICA

Forse è la volta buona che alla Procura distrettuale antimafia si cominci a fare sul serio. Leggendo l’intervista che il procuratore Pignatone, cui sono state rivolte critiche non tanto larvate per la presunta “palermizzazione” dell’importante ufficio giudiziario, ha rilasciato al Quotidiano, si ha la netta sensazione di una chiusura netta col passato.

Insomma, la Procura dei veleni, dei corvi sempre svolazzanti, delle talpe mai individuate, sta per subire una radicale trasformazione, con tanti nomi nuovi e una guida sicura che porta con sè la preziosa esperienza maturata a Palermo, dopo la stagione delle stragi.

Certamente, le forze nuove che s’innestano su un tessuto già di per sè solido, dovranno maturare la necessaria esperienza, ma le prospettive ci sembrano buone. Pignatone punta a creare una squadra motivata, intercambiabile, che lavori, come si dice, in pool, con quello scambio continuo d’informazioni necessario per mandare avanti le inchieste, evitando i personalismi del passato.

Cambia la musica nelle stanze del Cedir delle tangenti, nuovi personaggi compaiono sulla scena di una battaglia che si preannuncia dura, visto che lo stesso procuratore ha parlato di un continuo accumulo di fascicoli.

Segno, questo, che le indagini della polizia giudiziaria approdano a rapporti da valutare, prima dalla Procura e poi dall’ufficio dei Gip, una struttura, questa, che deve essere assolutamente potenziata, non potendosi contare sullo spirito di sacrificio dei “soliti” esponendoli ovviamente a rischi notevoli.

Su una cosa Pignatone tace: i rapporti con i Servizi dove è annunciato un arrivo importante, anche questo da Palermo, anche se si tratta di un ufficiale che a Reggio ha lavorato benissimo, con straordinari risultati, il colonnello Antonio Fiano, che stando a quanto si dice nella Capitale, dovrebbe ricoprire il ruolo di responsabile del Sismi, il servizio segreto militare.

S’annunciano tempi duri per le cosche e i loro referenti, spesso nascosti nelle pieghe della politica, della burocrazia, degli apparati regionali. Presto dovremmo vedere i primi risultati.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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