VIAGGIO TRA LE DOLCI COLLINE TOSCANE

Vado spesso in Toscana, appena posso, e preferisco il Grossetano e l’Argentario. Porto Santo Stefano, per il mare, Saturnia per le terme, ma anche i paesini della cosiddetta strada del vino sono stupendi.
Girando per le numerose cantine della zona, puoi trovare un gran rosso, che è il morellino di Scanzano, e anche un bianco che non tutti conoscono, ma che viene considerato tra i primi in Italia, il bianco di Pitigliano. E poi l’olio, il formaggio, in gran parte lavorato dai pastori sardi che in questa parte della Toscana si sono insediati, e qualche danno l’hanno fatto anni fa, all’epoca dei sequestri di persona, per fortuna oggi finiti.
Quello che ti colpisce, da queste parti, è la grande tranquillità, non vedi, come da noi, un assiduo controllo del territorio da parte delle forze di polizia, nessun posto di blocco, tutto sotto controllo perchè, dicono, la mafia qui non c’è, anche se, da qualche tempo, episodi strani cominciano a verificarsi.
Ho potuto accertarlo di persona, andando verso la grande tenuta delle Macchie Alte, più di 400 ettari, ora trasformata in agriturismo dall’amico Gianni, che accoglie gli ospiti preparando una straordinaria acqua cotta, che una volta era il pasto povero dei boscaioli, e che ora è piatto di lusso.
Lungo la strada, infatti, ho avuto modo di notare una bella casetta tutta in legno, ancora circondata dalle impalcature, quasi totalmente distrutta dal fuoco: ho chiesto a qualcuno, poi ho dato uno sguardo alla cronaca locale della Nazione, due colonne per dare la notizia di questo incendio, forse di natura dolosa. La villetta è stata realizzata da un’impresa non del luogo per conto di un architetto senese. I carabinieri, stando a quanto si legge sul giornale, seguono qualche pista, ma nessuno sembra preoccuparsi più di tanto. Anche qui, in quest’isola felice, cominciano a vedersi questo tipo d’intimidazioni? Me lo sono chiesto, da toscano ad honorem, perchè mi dispiacerebbe davvero tanto se certe pessime abitudini, chiamiamole così, dovessero essere “esportate”.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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