STATALE 106 DOVE LA MORTE E’ SEMPRE IN AGGUATO

Di fronte all’ennesimo incidente mortale su quella che ormai da tutti è conosciuta come la strada della morte, ci induce a qualche riflessione, considerato che, dopo le reazioni nell’immediatezza, le considerazioni di maniera e le promesse d’interventi che non verranno mai fatti, è giunto il momento di fare qualche proposta.
Innanzi tutto, c’è da far capire, a suon di multe, previa l’installazione di adeguata segnaletica, che la 106 non è nè un’autostrada nè una superstrada, per cui valgono i limiti imposti dal Codice per le strade cittadine, cioè i 50 chilometri orari.
E’ accaduto, in questi anni di frenetico e disordinato sviluppo urbanistico della zona a sud della città, che moltissimi siano gli svincoli privati, cioè gli accessi alla strada statale 106 da parte di chi ha realizzato complessi abitativi o normali residenze singole. Da ogni lato, quindi, ci si immette, con grandissimo rischio, considerato che trattasi di arteria a doppio senso e che quasi nessuno rispetta i limiti di velocità.
Una attività di prevenzione prima e di repressione, poi, da parte di pattuglie di vigili, polizia stradale, carabinieri, guardia di finanza, si rende a questo punto indispensabile, se si vuole fermare la strage.
Quasi sempre, infatti, la causa degli incidenti è l’alta velocità, per cui dissuasori ed altri semafori potrebbero servire allo scopo. Poi, impedire l’uso di accessi abusivi e la sistemazione delle banchine laterale con protezioni per i pedoni e i ciclisti. Ma forse perchè qualcuno si decida a farlo occorreranno altre vittime.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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