LA MORTE NON TIENE CONTO DELL’ANAGRAFE

Viaggiare lungo la Salerno-Reggio Calabria, la domenica mattina presto, ti mette al riparo dalle code nei tratti a doppio senso, che causa lavori sono ancora parecchi, e se non trovi intoppi, ce la fai a raggiungere Roma in tempo per andare a gustarti l’abbacchio nel ristorante preferito, che può essere l’Osteria Romana di via San Paolo alla Regola, proprio dietro il ministero della giustizia, oppure Pompeo, in piazza della Pollarola, a pochi passi da Campo dei Fiori. I carciofi che l’amico Lino prepara sono eccezionali e riesce anche ad avere, dalla pescheria di sua proprietà, roba freschissima.
Il viaggio, uno dei tantissimi che faccio ormai da quattro anni, da quando ho deciso di riunire nella Capitale la famiglia, era stato liscio come l’olio, lunghi tratti completamente da solo con la mia Focus cabriolet di pochi mesi, che ha una tenuta di strada eccezionale. Ad un tratto, uno dei cartelli luminosi, siamo già in Campania e pregusto la solita sosta al caseificio La Pagliara per comprare straordinarie mozzarelle di bufala, ci avverte che lo svincolo di Capua è chiuso per incidente. La cosa non mi preoccupa, Caianello è dopo, ma solo qualche minuto, e lo spettacolo che si presenta ai miei occhi è di quelli che, nonostante i quarant’anni e passa di vita da cronista, non capita spesso di vedere.
L’incidente è avvenuto subito dopo l’imbocco dello svincolo, c’è un’ambulanza ferma coi lampeggianti accesi, una grossa moto ribaltata in mezzo alla carreggiata, il corpo d’una persona coperto da un lenzuolo e, accanto, un motociclista, con tanto di tuta alla Valentino Rossi, inginocchiato che singhiozza e si tiene il capo tra le mani.
Ebbene, si, quella coppia l’avevo notata, parecchi chilometri prima, nella zona di Lagonegro, sfrecciarmi accanto a velocità assai sostenuta (io ero sui 120) e mi aveva dato un brivido lo spostamento d’aria improvviso quando mi era passata accanto quella grossa moto. La corsa era finita lì, ognuno rallenta, mentre un agente della Polstrad agita furioso la paletta, ma poi tutti riprendono la marcia, il rettilineo invita a dar gas, anch’io lo faccio, ma la giornata non sarà più la stessa. Mi chiedo perchè questi giovani motociclisti non si rendano conto che le nostre strade non sono i circuiti, e che l’attrezzatura di protezione non basta. Poi, quella velocità…….la morte non consulta l’anagrafe. Non ci resta che una preghiera per quel povero ragazzo, che Dio lo renda felice nel mondo dei Cieli.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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