IL "MERAVIGLIATO DELLA GROTTA"

Per anni è stato il simbolo di quella che veniva chiamata, con linguaggio burocratico, la “conurbazione” tra Reggio e Messina, due splendide città che si specchiano nelle acque azzurrissime dello Stretto in un rapporto di odio-amore che gli anni non hanno sopito.

Il pilone di santa Trada, appoggiato sulla collina che degrada verso un’insenatura rocciosa, aveva il suo gemello sull’altra sponda, due giganti d’acciaio che erano, e lo sono ancora, la meraviglia di chi per va per mare e ha la fortuna di solcare quelle acque.

La notizia ha colto tutti di sorpresa, compreso chi sorpreso non sarebbe dovuto essere, e giustamente Giuliano Quattrone che ogni sabato legge i giornali alla rassegna stampa di Reggio Tv, ha definito l’assessore provinciale all’ambiente, il “meravigliato della grotta”.

L’allusione a quel personaggio dell’immaginario collettivo che cade in estasi davanti alla Natività è quanto mai calzante, in quanto è difficile credere alla “sorpresa” del giovane amministratore dopo aver appreso la notizia dell’avvenuta vendita a privati da parte dell’Enel.

Quello che, da cittadini, ci chiediamo è di conoscere con chiarezza i termini dell’affare e quale destinazione verrà data al Pilone, per anni luogo d’incontro di coppie clandestine e non, per momenti d’amore davanti a un paesaggio da favola.

Certo, aprire un locale lassù, costruire un ascensore per portare fino alla cima i turisti che arriverebbero, a questo punto, da ogni parte del mondo, sarebbe un business eccezionale. A questo punto, crediamo che anche il Pilone gemello verrà messo in vendita, se la cosa non è già avvenuta, alla faccia delle amministrazioni locali sempre distratte e che, in questa vicenda, non ci fanno una bella figura. E non ci vengano a raccontare che nessuno li aveva informati. Per favore, ci vengano risparmiati i soliti comunicati di maniera, con i soliti politici sempre pronti a giustificare la loro esistenza in…vita (politica, s’intende) comparendo sorridenti in una delle pagine di cronaca dei giornali locali.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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