LA SOLITA AUTO BRUCIATA, NELLE BREVI DI CRONACA

Ormai, a meno che non si tratti di persone conosciute, o che ricoprono cariche pubbliche, le notizie, purtroppo con cadenza quotidiana, di attentati incendiari che…movimentano le notti reggine, vengono relegate in poche righe, con le sole iniziali della vittima di turno.
Nessuno si preoccupa, però, di quello che c’è dietro, del dramma vero e proprio delle famiglie oggetto di “attenzioni” da parte di coloro i quali sono stati definiti “operatori” (sic) della notte. Per noi si tratta di criminali, che andrebbero trattati, una volta scoperti e spediti nelle patrie galere, alla stregua dei mafiosi, degli assassini, dei delinquenti comuni che, almeno loro, compiono i crimini per scelta.
Basta poco, dicono gli esperti, per distruggere un’auto in pochi minuti, vista la grande quantità di materiale plastico con il quale sono costruite e la presenza di pannelli elettronici che, una volta danneggiati, rendono il veicolo pressochè inservibile.
Certamente, come nel caso dell’architetto Putortì, anche lui come altri funzionari del Comune presi di mira, c’è una reazione, scatta la solidarietà, prefetto, questore, comandante dei carabinieri sollecitano, nel caso ce ne fosse bisogno, maggiore impegno nel controllo del territorio.
Ormai diventa una notizia grossa quando qualche incendiario viene “pizzicato” sul fatto, ma purtroppo ciò accade molto raramente. Nella maggior parte dei casi si tratta dell’esecutore materiale che ha agito per conto di chi non viene però individuato.
Tra coloro che hanno la sgradita sorpresa di essere svegliati nel cuore della notte e vedere l’auto, comprata con sacrifici e magari ancora da pagare, divorata dal fuoco che, talvolta, danneggia altri mezzi parcheggiati nelle vicinanze provocando al già disgraziato proprietario della macchina bruciata, altri grattacapi, ci sono cittadini “normali” di cui nessuno si preoccupa più di tanto.
Da anni le forze di polizia cercano una strategia efficace per combattere un fenomeno che vede la nostra città in testa alle graduatorie per reati del genere, che non riguardano solo le automobili.
Dalla video sorveglianza potrebbe arrivare un valido aiuto, ma noi crediamo che il silenzio di chi vede, e magari sa, è il migliore aiuto per chi, nascosto nell’ombra, mette in atto la sua vendetta, spesso per banali motivi. Per qualche giorno, visto l’eclatante gesto di cui è rimasto vittima l’architetto Putortì, i riflettori della cronaca resteranno accesi, poi la “solita” auto bruciata finirà relegata nelle brevi di cronaca.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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