
Il mio cuore, sportivamente parlando, è diviso in due: da un lato la Roma, prima squadra della mia vita, poi la Reggina che, per motivi professionali, ho seguito per anni, ho conosciuto i momenti bellissimi dell’approdo in B, dopo il lunghissimo purgatorio nelle serie minori, la promozione sfiorata con Maestrelli in panchina, il calcio spettacolo di Segato, i momenti bui con qualche decina di persone sugli spalti del vecchio Comunale. Poi, da qualche anno, ho smesso di andare allo stadio, l’ambiente che s’è formato attorno alla società non mi piace, sono diventato un tifoso da salotto.
Anche stavolta, poichè per gran parte dell’anno vivo nella Capitale, mi toccherà spendere un patrimonio per scommesse perdute e subire gli sfottò (durata media un mese) dei vincitori e i rimbrotti degli amici laziali, che mi accusano di non essere stato capace di…far vincere la Reggina.
Stavolta la sofferenza è stata doppia, perchè moglie e figli la partita l’hanno vista dal vivo, per cui ho referenze attendibili: se continua così, mi hanno detto in coro, è un disastro.
Da Bernardo Corradi ci si attendono i gol che non arrivano e che difficilmente arriveranno se non si troverà il modo per non lasciarlo in balia dei difensori. Una cosa consiglierei ad Orlandi: onde evitare quel continuo aggiustare del laccetto che gli tiene raccolta la chioma, perchè non mandare il bomber ancora a secco su azione da un buon barbiere?. (A Reggio ce n’è qualcuno in gamba). Forse alla Santarelli il bel toscano piace così, in squadra è comunque in buona compagnia. Una volta, gli allenatori non consentivano i capelli lunghi, ma anche nel calcio la democrazia ha fatto passi in avanti.
Da parte mia, continuo a consolarmi, in attesa di sentire in tv l’acuta analisi di Galimi, con l’assioma-Baccillieri: tanto Foti, tri cchiu fissa i nui i trova sempre.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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