NON DIMENTICHERO’ MAI GLI OCCHI DI ARMANDO

E’ stata la prima vittima del cosiddetto morbo di Gehrig, il giocatore americano di baseball stroncato da quella malattia che ora viene definita con una sigla, la Sla.
Armando Segato, indimenticato allenatore della Reggina del dopo Maestrelli, chiuse gli occhi in una clinica di Firenze, la città che lo aveva osannato quando indossava la maglia viola e faceva parte di quel magnifico gruppo, coi vari Chiappella, Montuori, Virgili, Sarti, che strappò lo scudetto all’invincibile Juve di quegli anni.

Oreste Granillo, avute da Enzo Dolfin (il professore ci ha lasciato qualche mese fa) le necessarie referenze, aveva chiesto notizie anche ad un suo caro amico, Artemio Franchi, col quale divideva esperienze in Lega e negli organismi nazionali del Coni.
E Armando, col suo incedere claudicante, firmò in un albergo di Milano il suo contratto con la Reggina.
La prima volta c’incontrammo nel ritiro pre-campionato di Nevegal, adesso diventato un centro sciistico internazionale, allora solo luogo di villeggiatura per i bellunesi.
Ci colpì la sua signorilità, il garbo col quale trattava i giocatori e tutto il resto dello staff (poche persone, di soldi ne giravano pochi) usando rigorosamente il lei.
Entrammo subito in sintonia, nacque una bella amicizia, trascorrevamo ore seduti ad un bar sul Corso Garibaldi e gli piaceva sentirsi raccontare la storia di Reggio, tra leggenda e realtà, e un giorno mi confidò che gli sarebbe piaciuto fare un’esperienza in Sicilia.
Non ne ebbe il tempo: quando lasciò la Reggina, i primi segni del male si notavano in tutta la loro drammatica evidenza, aveva capito che non avrebbe potuto allenare.
La morte lo raggiunse nella notte del 19 febbraio 1973, il mio primo figlio era nato da poco più di un mese. Armando avrebbe compiuto a maggio 43 anni.
La Gazzetta dello sport lo ha ricordato nella sua edizione di oggi, facendo il tragico elenco dei morti a causa della Sla, solo quelli più noti, ma ce ne sono tanti che sui giornali non verranno mai citati.
Pochi giorni prima della scomparsa, assieme a Granillo, andai a trovarlo nella clinica dove giaceva ormai da mesi immobile, alimentato con le flebo, tutti i muscoli avevano abbandonato come una farfalla quando esce dalla crisalide, il suo corpo.
Entrammo nella stanza, gli occhi che erano semi chiusi, si spalancarono, io sono certo, ed anche Oreste lo fu, che egli ci aveva riconosciuto e, forse, per qualche istante, quegli occhi erano diventati vivi e veri. Uscimmo senza dire una parola: nel corridoio Oreste mi prese per un braccio, poi mi strinse a sé. Non riuscimmo a frenare le lacrime.
“Andiamo, mi disse, o perdiamo il treno per Reggio”: La vita, e il campionato, anche senza Armando, continuavano.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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