QUEL GHIGNO DEL DIAVOLO SULLE SCALE

Sono i giorni della festa, la madonna della Consolazione, la nostra patrona è lì che aspetta di compiere la sua meravigliosa “passeggiata” tra la sua gente e andarsene per un pò nel Duomo da dove, prima dell’inverno, tornarsene lassù all’Eremo.
Un posto dell’anima per me e tanti della mia generazione che, nella settimana che precede la tradizionale processione, salgono fin quassù a piedi, ripetendo un rito di fede portandosi nel fondo del cuore una qualche “richiesta” da fare alla Vergine. E anche quest’anno non ho voluto mancare a quest’appuntamento che, col passar del tempo e con gli acciacchi della terza età, diventa sempre più faticoso.
Per la verità, a parte i soliti cumuli di immondizia ai lati della strada, per fortuna rimossi, alla graziosa piazzetta dove un tempo c’era la trattoria di don Pasquale Raffa (famoso il suo spezzatino, ma guai a chiedergli altro, c’era il rischio che ti sbattesse fuori) tutto è rimasto come prima, con le auto sui marciapiedi e, di sera, quel buio poco incoraggiante.
In cima alla scalinata, spalle alla basilica, mi fermo per gustarmi lo sguardo sullo Stretto, una meraviglia, le scie delle navi, le macchie di colore che tanto piacevano a Giuseppe Marino, sono lì nei suoi quadri, il patrimonio artistico che ha lasciato ad una città che non sempre seppe comprenderlo.
Ad un tratto un rumore sordo, vedo un’ anziana donna ruzzolare dai gradini. Assieme ad altre due persone la soccorriamo, solo qualche graffio per fortuna e un braccio sbucciato. Ma mi accorgo subito del pericolo: alcuni dei gradoni in pietra sono sollevati, tra l’uno e l’altro s’è aperta una fessura, quasi un ghigno del diavolo in un luogo che odora di santità. Ci informano che da tempo la scalinata è in questo stato e per un attimo pensiamo cosa potrebbe accadere se qualcuno dei portatori, sotto il peso della Vara, facesse la stessa fine della malcapitata signora.
Eppure, basterebbero un paio d’ore di lavoro di un bravo muratore, per sistemare tutto, di notte il pericolo aumenta. Qualcuno provvederà? Non è il caso di chiedere l’intervento della madonna della Consolazione. Ci sarebbero ben altri miracoli da fare per questa disgraziata città, la lista d’attesa è lunga.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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