UNA CITTA’ SENZA RICAMBI NON HA FUTURO

Metti una piacevole oretta seduti attorno a un tavolino del “Sireneuse” assieme a Giusva Branca, la sua graziosa consorte e la splendida piccolina di pochi mesi che già mostra i segni d’una particolare vivacità. E’ stata l’occasione per una “carrambata” tra Giusva e mio figlio Walter, già “cadetto” della Viola quando il direttore di Strill, allora giovane e promettente penalista, accompagnava i ragazzi in giro per l’Italia.
Sì, perchè la Viola di quegli anni i giovani del vivaio li faceva esibire nei vari tornei e con un certo successo.
E’ stato un incontro assai affettuoso (i due non si vedevano da tempo, Walter fa l’avvocato e vive a Roma) ed è stata l’occasione per una chiacchierata sulla città, sui suoi problemi, sulla decadenza della classe politica e sulla assoluta mancanza di ricambi in ogni settore, dall’avvocatura all’informazione, dall’imprenditoria al sindacato, insomma un mezzo disastro, come lo stesso Giusva Branca di recente ha avuto modo di sottolineare nei suoi sempre incisivi editoriali.
Attorno a noi si avverte come un vuoto pneumatico, non s’intravedono “promesse” in tutti i campi, a cominciare dal giornalismo dove qualche giovane dotato per farsi strada in un ambiente ormai saturo di cosiddetti “figli d’arte” o di figli di personaggi della politica e della massoneria, è dovuto partire.
Ormai si sa, quando un figlio di qualche politico, giornalista più o meno noto, personaggio del mondo imprenditoriale, insomma, qualcuno che conta, non riesce nella vita a combinare nulla di buono, lo facciamo diventare giornalista, non importa se non ha alcuna attitudine, qualche ufficio stampa è sempre disponibile, il politico disposto ad accollarseli c’è e purtroppo anche qualche editore. I risultati sono sotto gli occhi, e le orecchie, di tutti.
Qualcuno potrà osservare che il nostro è il classico moralismo di chi ha fatto la sua carriera e critica chi è arrivato dopo, per partito preso, ma non è così, basta aprire qualche giornale, ascoltare qualche programma nelle tv locali (peccato che RTV del coraggioso editore Lamberti abbia perso parecchio mordente) per mettersi le mani nei capelli. Ci sono poi colleghi ormai “suonati” (quando li vedo e li leggo non me li sento proprio gli anni) che ben farebbero a mettersi da parte invece di propinare agli incauti lettori vetero giornalismo che andava bene ai tempi che Berta filava. Che tristezza!.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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