Egregio dott. Calabrò
Solo un attimo, per parlare di futuro e per dirle che sono veramente contento che lei abbia aperto un blog tutto suo nel contempo di farle sapere che sarei lieto di poterle indirizzare i miei pensieri disinteressati, sperando che gli stessi siano utili a quanti vivono nella nostra bella città, tanto vituperata quanto “sciacallata” da decenni di inutile e quanto mai infruttuosi dibattiti su quale deve essere il futuro della nostra città.
Penso, come lei, dopo averne viste e sentite di cotte e di crude su ciò che accade quotidianamente a Reggio che la vera comunità sia quella silenziosa e che la stessa abbia il diritto-dovere di far sentire la propria voce, purtroppo come lei ben sa è difficile esprimersi liberamente in questa città perchè il concetto di libertà passa esclusivamente o quasi sui binari del potere ed io questo non credo di averlo mai avuto né cercato, salvo quello della comunicazione interpersonale subendo continuamente lo sciacallaggio di coloro i quali il potere lo cercano con grande intensità in modo più o meno lecito, non per esprimere il vero senso della parola futuro ma per sciacallare continuamente la nostra debole comunità.
Come detto in qualche occasione credo seriamente che la vera storia di questa città si debba ancora scrivere, di certo le nuove leve non compiono atti e gesti che possano essere ritenuti tali da poter lasciare a futura memoria pagine indelebili in modo serio e disinteressato sul vero senso che un comunità che si rispetti abbia delle parole memoria e identità tali da poter guardare al proprio futuro con forza serenità e fiducia.
Per il momento mi fermo qui, non vorrei tediarla troppo, però sappia che da oggi mi sento un poco più fiducioso perché conoscendola un poco so che il suo blog potrà essere una finestrella libera per quanti liberamente vogliono esprimere il proprio pensiero sui temi da lei trattati dando quel piccolo contributo che in un modo o nell’altro costruiscono più di ogni altra azione il senso di appartenenza ad una comunità.
Distinti saluti,
BY DECAMP
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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