
Rallentamenti sul Lungomare, ad un’ora insolita, quasi le nove del mattino. Ma il mistero è presto scoperto: all’interno del Sireneuse, uno dei locali alla moda della città, si stanno girando le scene di un film.
Gli ancora pochi clienti del bar-pasticceria-gelateria-rosticceria di antica tradizione, anche se da qualche tempo la proprietà è passata di mano, vengono trasformati in comparse (senza cachet, ovviamente) mentre una ragazza dà gli ordini all’operatore tra il vai e vieni dei camerieri. Ormai a Reggio, diventata terra di conquista, ognuno che ha bisogno di produrre artisticamente qualcosa, ha solo da mettersi in contatto con qualche assessore di peso, o con l’entourage del sindaco Peppe Show, come definito da Gianantonio Stella sul “Corriere”, ed è cosa fatta. C’è pure una sempre sorridente assessoressa ai grandi eventi che, ricca di famiglia, si diverte tanto ad organizzare mostre, premiazioni, convegni, non importa il costo, qualcuno pagherà.
La gente si chiede, ma la produzione artistica di qualità, esiste davvero? Nessuno ha smentito quanto (coraggiosamente) pubblicato dal Quotidiano della Calabria, i cui giornalisti, a dire del sindaco, sono quelli che “rumpunu i cugghiuni”, perchè fanno, come si suol dire, le pulci ai conti del Comune. Cose che altrove vengono pagate il loro giusto valore, quando arrivano in riva allo Stretto, sono grandi eventi, e la conferma è data dalla foto pressochè quotidiana (controllare la collezione) dell’assessoressa che ride sempre sulle pagine del giornale del Ponte.
E allora, centinaia di migliaia di euro, accomodatevi prego, viva l’arte, viva il cinema, viva i cosiddetti grandi eventi, mentre la città vive momenti difficili a causa della carenza idrica, delle serie interminabile di attentati per lo più estorsivi, del degrado della periferia, del traffico incontrollato.
Ogni giorno, c’è qualcuno che nel salone dei lampadari di palazzo San Giorgio, presenta qualcosa, tutto è importante, tutto è eccezionale, ognuno viene a Reggio a miracol mostrare, siamo un popolo di allocchi.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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