REGGINA, QUANDO IN RITIRO SI ANDAVA A…SCUOLA

Alberghi a cinque stelle in località mondane, piscine, palestre attrezzate, sale per gli svaghi, possibilità di essere raggiunti da mogli e compagne, insomma un esilio dorato, anche se di breve durata. E’ questo il mondo del calcio, adesso, anche per chi gioca nelle serie inferiori: Tutt’altra cosa era tanti anni fa per la Reggina, che dopo un lungo Purgatorio in serie C, era approdata alla sospirata B.
La preparazione pre campionato, il primo anno nella serie cadetta, la Reggina la fece a Palmi. La comitiva amaranto venne sistemata nel complesso dell’istituto agrario, immerso nel verde, e per le sedute atletiche e col pallone si scendeva al campo sportivo “Lo Presti”, terra battuta, sole cocente.
Per il resto, corse in pineta e lunghe passeggiate fino alla Marina tra la curiosità della gente che, però, non disturbava più di tanto il lavoro di Persico e compagni.
Le camere erano state ricavate nelle aule, dal lato dove il sole batteva meno, Tommaso Maestrelli aveva una stanza un po’ isolata e la chiave della segreteria per poter telefonare di sera alla famiglia che stava a Bari, ancora non aveva comprato la casa al mare. Potè farlo solo dopo l’ingaggio più ricco che gli aveva dato il presidente del Foggia, la squadra alla quale approdò dopo i 4 anni in amaranto.
Della truppa, oltre alla rosa completa, integrata dalle promesse del calcio reggino, Sbano, Campagna e Mannino, facevano parte il massaggiatore Cecè Catalano, che assicurava il buonumore, e il cuoco Pepè Ippolito.
Io lavoravo alla Tribuna del Mezzogiorno, redazione sportiva assieme a Paolo Marra, detto il conte di Lanzina (provincia di Bagaladi, lo sfottevano i colleghi) e quasi ogni giorno ci si trasferiva a Palmi.
Tommaso c’invitava a pranzo, dopo che i giocatori avevano finito, e andavano a fare una passeggiata, e attorno al tavolo ci trovavamo con il professor Enzo Dolfin, dal fine umorismo calabro-veneto, spesso Mimmo Morace, e Oreste Granillo che ne approfittava per trattare l’ingaggio dei nuovi e chiudere i conti in sospeso con i vecchi.
Cifre che al giorno d’oggi farebbero sorridere anche un ragazzino della Primavera: gente come Mupo, Santonico, Ferrario, Persico, non andava oltre i cinque milioni, più qualche premio, vitto e alloggio assicurati nella palazzina di Reggio Campi, chi voleva un appartamento suo doveva pagarselo.
A questa incombenza provvedeva Giovanni Cuzzocrea, sensale di professione, abilissimo nel trovare alloggi e in grado, grazie alle sue entrature tra le “signorine” della Sip, di farsi passare in pochi secondi una interurbana.
Il menù era spartano, riso al burro e carne ai ferri, lo stesso dei giocatori, un frutto e un bicchiere di vino: la damigiana era “presidiata” da Pepè che, solo in particolari occasioni, e soltanto a tarda sera, quando i calciatori erano a letto, sfatti dalla fatica, si decideva a preparare un pò di salsicce alla griglia o un piatto di pasta alla carrettiera.
Che tempi, quelli, vedere professionisti che si adattavano a trascorrere lunghi giorni in ritiro accampati in una scuola, col minimo del comfort e qualche volta, una doccia improvvisata in giardino con la pompa.
Né le cose cambiarono l’anno dopo, quando finalmente venne scelta una sede fuori regione, a Pergola, provincia di Pesaro, grazie ai buoi uffici di un amico del farmacista Gianni Sculli, compagno di interminabili poker con Maestrelli, Marra e il ragionier Parisi nell’omonimo bar-tabaccheria di via Valentino.
Ma anche lì, quando con tutta la comitiva, arrivammo, dopo un viaggio in treno durato diverse ore (seconda classe, naturalmente) la sorpresa per me, unico inviato al seguito, fu grande: Anche lì era stata “attrezzata” la scuola media di questo ridente paesino marchigiano. Aule a due-tre letti, unico lusso un saloncino con la tv, un bigliardino, e una sala mensa assai spaziosa.
Si viveva come in famiglia e il cronista, che era molto giovane, una volta telefonato il pezzo al giornale, aveva il tempo di fare qualche escursione: quando Morace portò un anno la sua 850 coupè e stavamo a Belluno, le nostre incursioni in Francia e Svizzera furono frequenti e trovammo anche qualche compagnia femminile (mogli, il reato è prescritto). Quanti ricordi, che non si fermano qui. Alla prossima, per aneddoti speriamo piacevoli che hanno fatto la storia della Reggina d’altri tempi.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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